Azienda vini Varvaglione 1921: colpire, attirare e rimanere ancorati alla memoria

Il Paradiso di Lucifero, Tsuta Japanese Noodles: esperienza stellata a 15 euro? È possibile a Tokyo
13/09/2018
Sibilla in Tivoli: trecento anni di storia, una location da urlo ma la cucina…
14/09/2018

Il vino per comunicare emozioni, raccontare storie e verità profonde della tradizione e cultura pugliese. Ce ne parla Rosanna Tinella

 

L’azienda vini Varvaglione lavora nel settore del vino dal 1921, da tre generazioni, ed è una delle realtà emergenti nel panorama del vino pugliese. In questa storica azienda situata a Leporano, nella provincia di Taranto nel Salento, esperienza e tradizione hanno trovato nel tempo la piena sinergia attraverso l’impiego della più avanzata tecnologia di vinificazione ed una grande attenzione alle esigenze del mercato. Oggi, il marchio Varvaglione 1921 è riconosciuto nel mercato nazionale e in quello internazionale ed è supportato da una prestigiosa lista di vini che hanno ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. Rosanna Tinella, direttore marketing della cantina ci racconta la storia di questa antica azienda.

Qual è la storia della vostra azienda?

“Tutto inizia a sud, in Puglia, nella fertile terra di Manduria, tra vigneti secolari, muretti a secco e antiche masserie. È qui che nasce questa storia che parla di una grande visione e di un vitigno unico: il Primitivo. Una storia è fatta di tempo, anni e generazioni. Quella della cantina Varvaglione inizia con i nonni e la loro grande storia d’amore. Oggi, accanto a Cosimo Varvaglione, in azienda lavorano i figli Marzia, Angelo e presto anche Francesca, così sono quattro generazioni di questa famiglia a dedicarsi all’attività. A loro spetterà il compito di rinnovare la fedeltà della storia della famiglia Varvaglione al territorio d’origine, nel rispetto della terra, e alla produzione del vino, espressione del delicato equilibrio tra natura e lavoro dell’uomo”.

 

Qual è la vostra filosofia?

Credere nella terra, lavorarla con rispetto, preservandola per le generazioni future: è questa la filosofia che da sempre guida la famiglia Varvaglione in ogni scelta dal 1921. Coltiviamo vitigni autoctoni e produciamo vini che mantengono in ogni bottiglia il sapore della brezza del mare ed il gusto di una terra fertile. Da sempre il nostro obiettivo non è solo quello di “fare” il vino, ma di permettere alle uve di esprimersi al meglio. È la nostra terra che firma i vini Varvaglione, non il produttore”.

 

Quanto è importante per voi il ruolo dell’enologo?

“Fondamentale. La sua figura corrisponde con quella della proprietà perché sia il dottor Varvaglione che la terzo genita Francesca Varvaglione sono enologi. La cura meticolosa in Goni, più piccolo dettaglio della produzione, ne fanno una figura fondamentale perché i vini prodotti abbiano un proprio stile non accomunabile a nessun altro sul mercato”.

 

Quali sono i vostri progetti?

“Uno dei tanti progetti è la collezione 12emezzo che riflette la filosofia della famiglia Varvaglione di utilizzare i tradizionali vitigni autoctoni pugliesi, implementando al contempo un moderno processo di vinificazione. I vitigni autoctoni per produrre vini di qualità appropriabili per tutti. Vini con 12.5% di gradazione, che con la loro leggerezza riescano ad esprimere tutta la tipicitàà della terra di Puglia”.

 

E’ una linea particolare?

“Nasce in una versione classica e in una Limited Edition tutta dedicata al fashion. Una collezione di tessuti esclusivi e classici veste i più glamour dei vini Varvaglione del 1921 per un’edizione speciale, stile dolce vita. Pied de poule per il gusto deciso del Primitivo. Tweed per il gusto delicato del Negroamaro. Pois per il gusto aromatico della Malvasia Bianca. Gessato per il gusto raffinato del Rosé. Tartan per il gusto morbido di Malvasia Nera. E poi sicuramente il Papale Oro, l’etichetta simbolo di Varvaglione 1921 ed è la massima espressione del vitigno autoctono pugliese per eccellenza, il Primitivo di Manduria”.

 

Cosa volete comunicare con i vostri vini?

“Alla base delle nostre scelte di comunicazione c’è la convinzione che l’etichetta di un vino non dovrebbe mai essere trascurata perché si tratta di una vera e propria arma di persuasione. L’abito non farà il monaco ma il rivestimento di una bottiglia di vino è uno strumento di marketing, un vero e proprio mix promozionale, realizzato per veicolare e incrementare le vendite. In uno spazio limitato l’etichetta fa arrivare al pubblico una precisa e definita identità del vino, che deve essere esplicitata, invogliando il consumatore ad assaggiare la componente più importante: i contenuti della bottiglia”.

 

Martina Suez

 

[widgetkit id=”908″]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *