Champagne: imparare a conoscere le bollicine

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Sapevate che l’etichetta di una buona bottiglia può dirvi molto su quello che versate nel calice? In fondo siamo quello che beviamo…

 

Lo champagne: bollicine per occasioni speciali, bottiglie pregiate da fior di quattrini, brand celebri nelle notti brave dei VIP. Ma quando sorseggiamo un o un sappiamo cosa beviamo? O meglio, da dove provengono gli acini che finiscono dopo lunghissimi processi in cantina, nei nostri bicchieri?

Per i neofiti amanti dello champagne, ci avventuriamo nel mondo delle etichette dei vigneron per capire che tipo di uve vengano usate nella produzione di questo vino così raffinato. Oltre al marchio della cantina produttrice e il suo nome, è importante saper distinguere quale sia il residuo zuccherino della bottiglia: extra-brut e brut sono champagne dal gusto secco, mentre i dry vengono edulcorati da una leggerissima nota dolce, che si intensifica nelle etichette sec e demi-sec.

Interessante sapere è poi il fatto che quasi la totalità dei produttori di champagne sono “solo” dei commercianti, raggruppati in categorie definite dal Comitè de Champagne. Le categorie si identificano con delle sigle reperibili su ogni bottiglia: NM, ND, MA CM, RM, RC. Questo codici sono utili per capire se le uve sono di proprietà o se proviene dalla compravendita sul mercato, se il processo di vinificazione avviene in cantina o se il vino viene direttamente comprato e, infine, se lo champagne viene venduto sotto il proprio nome o per conto di altri brand.

Possiamo ascrivere queste sigle sotto tre grandi categorie:

Nella prima annoveriamo NM, ND e MA. Sono sigle molto importanti in quanto sono le più diffuse sul mercato: NM (négociant manipultant) rappresenta i produttori che comprano uva sul mercato per poi terminare il lavoro nelle loro cantine, ND (nègociant distributeur) invece indica coloro che acquistano un vino finito applicandovi solamente la loro etichetta, mentre MA (marque auxiliaire) identifica quei produttori che producono per altre aziende; Il controllo della qualità è quasi impossibile in questi casi.

La seconda categoria racchiude le sigle CM (coopérative de manipulation) e SR (société de récoltants). Questi codici rappresentano piccole cooperative o gruppi di produttori che si mettono in società, utilizzando le loro rese, spesso bassissime, per creare uno champagne che avrà comunque un marchio diverso; in questa situazione, il controllo della qualità è assai limitato.

Il terzo e ultimo gruppo è costituito dalle sigle RC (récolteant coopérateur) e RM (récoltant manipulant), simbolo della reale artigianalità e sintomo dell’utilizzo di uve di proprietà; ovviamente in questo caso il controllo della qualità è assolutamente possibile, una qualità indice di caratteristiche naturali che non richiedono uso di additivi.

Sapere che tipo di uve vengano impiegate nella produzione la dice lunga sulla qualità del prodotto che sorseggiamo: un’uva non controllata potrebbe aver bisogno dell’aggiunta di additivi sbiancanti nel processo di vinificazione. Una scelta estetica che però danneggia l’artigianalità e il sapore del vino.

Dunque, in alto i calici ma… occhio alle etichette!

Valentina Forte

 

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