Coravin: è iniziata la rivoluzione del vino

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Anche l’enologia da qualche anno ha aperto le porte alla tecnologia: vi parliamo di uno strumento brevettato negli Stati Uniti per la conservazione e il riutilizzo del vino che sta ricevendo consensi e critiche nella stessa misura

 

Avete mai provato un pizzico di rammarico nel dover ordinare un vino alla mescita? Vi siete mai chiesti il motivo del perché dover rinunciare alle etichette più pregiate, se per esigenza o piacere desideravate un semplice calice? La felicità, secondo alcuni, è composta da attimi e a volte il vino ne regala ma solamente attraverso il caro e vecchio bicchiere. Ecco perché Greg Lambrecht, ingegnere statunitense, ha brevettato il primo strumento al mondo capace di aprire la bottiglia senza toglierle il tappo. E quindi senza far entrare neppure una molecola d’aria, causa fondante dell’ossidazione e quindi dell’inasprimento del vino. Quest’oggetto, ancora poco conosciuto ai non addetti ai lavori, è stato ideato proprio al fine di conservare e poter riutilizzare grandi annate che, con una degustazione magari restano semivuote ma non più servibili. La tecnologia incontra quindi anche il mondo dell’enologia e già molti sommelier o ristoratori utilizzano regolarmente il Coravin durante un servizio o una particolare degustazione di annate pregiate. Dal lato più romantico della faccenda è anche vero che si disperde l’aspetto più erotico del momento in cui si versa il vino, la stappatura, con quell’inconfondibile suono che allieta le orecchie dei commensali. E la fuoriuscita dal collo della bottiglia, attimo in cui l’essenza della bevanda viene mostrata al massimo livello. La questione tra la critica resta aperta e, come in ogni settore, l’avvento della tecnologia provoca pareri discordanti. Bisognerà ancora aspettare per avere una risposta definitiva.

Jacopo Nicoletti

 

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