Dal ciclismo alla viticoltura: la storia di Francesco Moser

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La passione per la propria terra e l’attaccamento alla famiglia hanno dato vita alla sua cantina

Da ascese umili, al successo mondiale, al ritorno in campagna. Stiamo parlando di Francesco Moser, ex ciclista professionista vincitore di numerosi premi e classifiche, tra cui il Giro d’Italia. Il suo ritorno all’attività di famiglia è dettato da costanza e dedizione, sostantivi che descrivono due attività così lontane tra loro, in un solo sinonimo: fatica. Ma andiamo per ordine.

Nato in una famiglia di contadini e decimo di dodici figli, Francesco Moser ha trascorso la sua infanzia e adolescenza a contatto con la terra fino all’età di 18 anni, quando spinto dal fratello ciclista, cominciò a gareggiare. Durante la sua carriera però, non ha mai smesso di sognare e sperare che in un futuro potesse ritornare a lavorare la terra. Cosi fu fino al 1979, quando all’apice dei suoi successi ciclistici, Francesco e il fratello Diego decisero di produrre le loro prime bottiglie di Trento Doc. Stiamo parlando del bianco 51.151, fresco, elegante e minerale, contenente tutte le qualità distintive del territorio che ha dato i natali alla famiglia Moser, ma nello stesso tempo ricorda le esperienze di Francesco, il record dell’ora nel 1984. Rispettare l’ambiente e la vite è di cruciale importanza per valorizzare un prodotto finito.

Da questo principio Francesco eredita i vigneti di suo padre e le consegna nelle mani dei suoi figli, i veri prosecutori dell’attività di famiglia e il vero patrimonio che si ha, e si deve preservare.

“Fin da giovane ho imparato che per ottenere qualcosa bisogna faticare”

Dan Munteanu

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