Elio e le vigne distese

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A Cossignano, sulle colline marchigiane, nasce Gallo Otto, il nuovo vino prodotto dall’amicizia tra Paolo Beretta, Paola Massi e Stefano Belisari, il vero nome del cantante ed ex giudice di X Factor

 

Dopo i Pearl Jam, i Rolling Stones, i Kiss e i Police, ora anche Elio ha il suo vino: Gallo Otto. Si tratta di un progetto che nasce dall’amicizia tra Paolo BerettaPaola Massi ed Elio, nella vita Stefano Belisari, legati dall’amore per la terra di Cossignano. Gallo Otto, infatti, nasce sulle dolci colline marchigiane, tra la contrada Fiorano e la Gallo dove, al numero 8, vengono coltivate le viti di uve Syrah che insieme al Montepulciano concorrono alla produzione di questo vino. E’ un uvaggio insolito quello tra due vitigni dalle caratteristiche diverse il cui abbinamento rappresenta una reale scommessa per l’azienda marchigiana. Elio, durante la presentazione, ha parlato di questi luoghi che frequenta da quando è nato: “Dal borgo di Cossignano, sulle colline del Piceno, mio nonno materno partì negli anni 30 con tutta la sofferenza che si può immaginare per andare a fare il sarto a Milano, ma la cosa assurda è che anche i genitori di mio padre si trasferirono da un posto non lontano da qui, sempre per fare i sarti. Quindi io sono affezionatissimo a questi luoghi e li frequento da quando sono nato. Ho comprato una casa abbandonata con un uliveto e una piccola vigna che mi avevano suggerito di buttare giù. Ma a me piaceva, anche se la spesa è sempre stata superiore al guadagno. Ho chiesto a Paolo Beretta e Paola Massi se avessero voluto occuparsi loro della vigna e dopo qualche difficoltà, perché sono una piccola cantina, finalmente è arrivato un giovane ad aiutarli e hanno iniziato a produrre”.

Proprio quella piccola vigna di Elio ha contribuito con il 50% di Syrah a creare Gallo Otto IGT Marche rosso: un vino ben pensato. Prodotto dalla vendemmia 2016, le uve coltivate con metodo biologico vengono raccolte manualmente: un 30% di esse viene lasciata appassire per 30/40 giorni, poi diraspate a mano e pigiate con i piedi. La fermentazione, in anfora, è spontanea, con lieviti indigeni e senza controllo di temperatura. La maturazione avviene anch’essa in anfore di terracotta sulle fecce fini per 8/10 mesi prima dell’affinamento in bottiglia. È di un vivo colore rosso intenso con riflessi violacei, mentre al naso si incontrano frutti rossi e amarena insieme alla delicata speziatura che accompagna una nota balsamica. C’è struttura in bocca, tannini decisi e una bella persistenza.

 

Andrea Mariani

 

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