Epokale, il vino maturato per sette anni in miniera

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Il buio come ambiente ideale per produrre una delle etichette più interessanti della cantina Tramin: l’enologo Willi Stürz ci spiega perché il vitigno Termeno rimane in costante evoluzione

 

Termeno: Traminer, uno dei vitigni più antichi al mondo, padre di vini come il Gewütztraminer, il Riesling e l’Epokale, la bottiglia che invecchia per ben sette anni nella miniera di Ridanna Monteneve a 2000 metri di altitudine. La cantina Tramin, nata alla fine del XIX secolo e da sempre votata all’eco-sostenibilità: nacque come cantina sociale in risposta alla preoccupante situazione economica che caratterizzava la fine dell’ottocento; da allora si dedica con abnegazione alla produzioni di vini dalle identità inconfondibili. Intorno al  1898, infatti, il mercato del wine era monopolio di pochi commercianti, monopolio successivamente sdoganato dai vignerons altoatesini che si lanciarono in “un’offensiva qualitativa”: dalla vendita di vini sfusi all’investimento prima in vigna e poi sul mercato. Gli investimenti “erano mirati alla qualità” e permisero ai produttori locali di creare “un mercato adeguato”. Le prime bottiglie di Tramin fecero capolino sul panorama enologico negli anni ’70, all’epoca la tipologia di vitigno più importante era la Schiava; oggi la tiratura supera il milione e mezzo e vanta diversi vini bianchi e rossi.

Tra le loro etichette più interessanti c’è l’Epokale, un vino che, come detto, matura per ben sette anni in miniera a una temperatura costante che si aggira intorno agli 11°. Nato come “piccola sfida” da un’uva tardiva e dai vitigni più vecchi di Gewütztraminer, i Nussbaumer, Epokale  ha sedotto i  viticultori della cantina tanto da indurli a fermare la fermentazione per “imbottigliarlo separatamente per vedere come si evolvesse e si presentasse nel tempo”. A parlarcene è Willi Stürz, l’enologo di Tramin: “Abbiamo realizzato questo vino nel 2009, per fargli vedere la luce solo ora”. Il risultato è un “Nussbaumer più concentrato. Le spezie sono in prima fila: chiodi di Garofalo, petali di rosa, un po’ di cannella e di frutta secca, come albicocche e pesca. Un residuo zuccherino alto, un’opulenza notevole. Si sente un effetto che vediamo anche nei Traminer classici, più il vino matura, più sembra che il residuo zuccherino si riduca, ma rimane sempre uguale”. Il nome, Epokale, deriva dal Medioevo: sono 2500 gli anni di viticultura vantati dalla zona e “in quell’epoca – conclude Stürz c’erano tanti vini bianchi che avevano un residuo zuccherino. Nel Medioevo era una tipologia molto ricercata, conosciuta e apprezzata”.

Valentina Forte

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