Faro Rome: un caffè come spunto di riflessione

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L’aroma internazionale che rivoluziona il concetto di Made In Italy

 

Nel cuore di Roma c’è un angolo dedicato alla condivisione, allo scambio di idee e opinioni dove si respira un’aria internazionale, con un comune denominatore: il caffè. Faro Rome è frutto delle esperienze all’estero dei 3 soci: Dario Fociani, Arturo Felicetta e la nostra intervistata Dafne Spadavecchia, grazie alle quali si è scardinata l’immagine del caffè dal Made in Italy. Si tratterebbe invece di rivoluzionare questo concetto: lo stesso core business, il caffè, proviene dalle torrefazioni europee più disparate, ma l’idea, tutta italiana è frutto proprio della contaminazione di altri paesi. Il caffè come esperanto dunque, riunisce curiosi e amanti della bevanda al Faro.

Ma come nasce il progetto di Faro?

“Si fonda su prodotto completamente nuovo rispetto alla tradizione italiana, anche qui il Made in Italy è da stravolgere come concetto: quello che finora ha fatto nei confronti del caffè è stato avere una monovisione senza aprirsi al mondo in tema di lavorazione e di third way coffee culture. Si tratta di innovare, far conoscere un nuovo punto di vista del caffè”

Qual è la peculiarità della vostra idea?

“Il caffè non è più un prodotto da bere in maniera inconscia o veloce, ma bisogna degustarlo come un vino, fermarsi un minuto, guardare la tazzina e capire che dentro vi è una complessità, che è la complessità del mondo. C’è un continuo processo di racconto, di story telling. Si condivide col consumatore tutto quello che noi sappiamo e che impariamo”.

Cosa trovano i vostri clienti nella vostra filosofia?

“Il primo challenge è stato creare un approccio non troppo aggressivo ma nemmeno troppo morbido: chi entra da Faro sa che entra nella casa di tutti, deve sentirsi a casa, ma allo stesso tempo bisogna anche ascoltare i ragazzi che spiegano cosa si nasconde in una tazzina”.

Cosa bolle in pentola per il futuro?

Stiamo cercando di capire come poter sviluppare l’attività. Faro è ancora un bambino che ha bisogno di crescere e camminare con le sue gambe, senza pensare al franchising o ad altro. Cerchiamo di capire quale binario scegliere, bisogna cercare di essere lungimiranti e luminari.”

 

Valentina Forte

 

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