Giovanna Maccario, produttrice ed eroina

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A San Biagio, in Liguria, esistono vigneti storici complicatissimi da coltivare: se ne occupa un ex appassionata di architettura che non ha saputo dire no alla sua terra

Con la dicitura viticoltura eroica si fa riferimento ad una coltivazione difficoltosa ma estremamente valida. Secondo il CERVIM (Centro di Ricerca per la Viticoltura Montana) i criteri necessari per rientrare in questa definizione sono: una pendenza del terreno superiore al 30%; un’altitudine superiore a 500 metri slm; un sistema viticolo che si sviluppa su terrazze e gradoni; il posizionamento su piccole isole.

In Liguria, precisamente nella zona di San Biagio in provincia di Imperia, si trova Maccario Dringerberg, una cantina tutta carruggi e scale, che rendono difficoltoso il transito per qualunque mezzo a motore. A raccontare la passione per questo lavoro, Giovanna Maccario, produttrice e anche un po’ eroina.

Giovanna, ha fatto studi architettonici per poi approdare in vigna. Perché?

“Sono nata tra le vigne: mio padre era vignaiolo da generazioni. L’Architettura è stata una mia passione: il filo conduttore era la trasformazione o la creazione di qualcosa di esteticamente bello attraverso i rigidi schemi della fattibilità tecnologica e scientifica”.

Le quote rosa per la produzione del vino sono in aumento: cosa ne pensa?

“Le considero una ghettizzazione delle donne, il classico contentino maschile. Sono profondamente femminista e penso che non ci sia nessuna differenza legata al genere. Ho sempre lasciato che sia il prodotto finale a parlare”.

La produzione del vino in Liguria è un miracolo?

“Molti dei  vigneti che ho ereditato sono storici: hanno mediamente 70 anni con forti pendenze superiori al 40%, alcuni con parti secolari. Questa è la mia normalità. Il Rossese per dare il meglio di sé ha bisogno di un terreno con uno scheletro magro ricco di sassi. I terrazzamenti sono fortemente antropizzati: gli uomini realizzandoli hanno strappato alla natura labili strisce di terra sulla roccia”.

Quanto è difficile tirar fuori un prodotto come il suo in un territorio così impervio?

“Su vigneti terrazzati con forti pendenze non si può meccanizzare il lavoro, per cui c’è una forte incidenza della mano d’opera. Con il mio avvento in azienda, dopo la morte di mio padre nel 1991, pratichiamo la non coltura: non lavoriamo più la terra e preferiamo lasciarla inerbita, sfalciando meccanicamente con piccoli decespugliatori manuali in primavera. Non usiamo glifosate o prodotti di sintesi, preferendo rame e zolfo in polvere”.

Le condizioni meteorologiche vi sono favorevoli?

“Il clima della Riviera è splendido: il caldo secco scoraggia la peronospora, il vento impedisce il ristagno dell’umidità e quindi i marciumi. La scelta accurata dei porta innesto (in prevalenza Rupestris du Lot e Golia) ha permesso alle viti di resistere egregiamente ai periodi di siccità. Tutto questo va unito alla grande testardaggine ligure che ci permette di andare avanti in condizioni a volte estreme e impensabili”.



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