I vini nascono dall’uomo: per Frank Cornelissen sono un “prodotto culturale”

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Capire l’essenza di un territorio riconoscendola tramite il suo vino

 

Una storia d’amore che inizia alle soglie del nuovo millennio e dura da diciassette anni: era il 2001 e Frank Cornelissen con la sua prima vendemmia ha dato il via a una vinificazione culturale piena di passione

Siamo a Castiglione di Sicilia, in provincia di Catania. Ventiquattro ettari di terra vengono baciati dal primo  sole caldo di maggio: Frank Cornelissen ha grande rispetto per la natura e vive con la consapevolezza del fatto che l’uomo non possa comprenderla completamente, così nemmeno le sue interazioni. Dietro questa filosofia si cela la voglia di riconoscere un territorio tramite l’assaggio di un vino, di raccontarne il meglio della sua essenza.

Dna belga e da sempre avvezzo al mondo vitivinicolo, Cornelissen è un produttore passionale e rispettoso del territorio ed è cresciuto con il vino: “Mio padre era una grande appassionato di vino, mia madre era direttrice della scuola alberghiera nella mia città di nascita in Belgio”. Il suo legame viscerale con questo mondo gli richiede di “curare le piante come dei bambini” visto che hanno “un ciclo di vita lungo come la vita umana e oltre. C’è una cura, un amore e anche una passione che va dentro. Il vino è soprattutto e innanzitutto territorio”.

“I vini nascono dall’uomo, non nascono nella natura: il vino non è natura, è cultura”: Cornelissen questo lo sa bene, ha pieno rispetto per madre natura e tutti i suoi processi ed è consapevole del fatto che “la vigna è opera dell’uomo, della cultura”. Da questo presupposto, ossia il fatto che “non potremo mai capire la natura nella sua totalità”, l’azienda produce un vino a partire da un prodotto culturale, l’uomo: “L’uomo deve trovare una simbiosi perfetta con la natura, dominandola non tireremo mai fuori quello che vogliamo. Quando facciamo una vigna andiamo a distruggere parte della natura, è li che bisogna trovare un equilibrio di bellezza e di inserimento. È un gioco molto fine, difficile e anche molto personale”.

Proprio come il vino, anche la vinificazione è un prodotto squisitamente umano: non è tanto importante come venga affinato un vino, ma lo è il fatto che questo processo “non deve dominare sulla materia prima” perché Cornelissen vuole innanzitutto “esaltare il massimo del pregio”. Il processo di produzione dell’azienda è diverso rispetto allo standard: “facciamo una diraspatura, non facciamo delle fermentazioni carboniche come i francesi, le uve vengono selezionate chicco per chicco” gli acini poi  “vengono pigiati gentilmente e vengono portati a fermentazione con dei pied-de-cuves” ossia basi di fermentazioni della stessa vigna; dopodiché le bucce vengono lasciate a fermentare per un mese o due in base all’annata, alla concentrazioni dei tannini e in relazione ad altri fattori. Dalla vigna alla cantina emerge la costante ricerca di “una grande purezza e una grande finezza del frutto del territorio”, che caratterizza i vini dell’azienda Cornelissen.

A proposito di vini: uno molto speciale prodotto da uve cresciute nella valle nord dell’Etna e con “altri pregi organolettici” è il Magma Rosso Contrada Barbabecchi, inizialmente messo ad affinare in anfore di terracotta poste sotto terra per ragioni di coibentazione termica, al fine di evitare le alte temperature siciliane che non sempre si prestano molto alla viticultura. Per ovviare agli sbalzi termici oggi l’azienda Frank Cornelissen si affida a una cantina termo-condizionata e all’evoluzione tecnica di un know-how che affina i suoi vini in recipienti di vetroresina, un materiale che lascia inalterato il gusto del vino, al contrario del legno poiché “il suo gusto non fa parte dell’uva” ed è una componente che può essere gradevole o meno. Oggi quelle anfore non state dismesse, bensì vengono usate nei processi di micro-vinificazione o di esperimenti di uve situate in zone delle quali il padrone di casa ha il sospetto che possano essere “molto speciali”, trasformandosi così in una sorta di “cantina privata”.

 

Valentina Forte

 

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