Il vino Made in Italy nel Nord Europa: l’esperienza dell’ambasciatrice Emanuela Epiri, tra consumo e qualità

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In un mercato sempre più competitivo, il vino italiano ha ancora un posto di rilievo, ma mai abbandonare la qualità tipica. Parola di Emanuela Epiri, wine ambassador nostrana

 

Emanuela Epiri è ambasciatrice del vino italiano nei paesi scandinavi. Rappresenta alcune delle eccellenze vinicole del nostro paese come Certosa di Belriguardo di Gianna Nannini, Farina e il prosecco Spagnol. Esperta di Made in Italy ed autentica amante di questi prodotti, ci racconta come funziona il mercato del vino nel Nord Europa, tra alti consumi e qualità.

 

Emanuela Epiri partiamo dall’atto: il consumo di vino. Qual è la differenza principale tra il consumatore italiano e quello nordico?

“I numeri sono i primi a parlare. In Svezia, ad esempio, c’è un consumo di vino pro capite che è tre volte superiore quello italiano. Ma oltre alla quantità esiste anche un livello di conoscenza differente: in questi paesi sono molto attenti alle peculiarità più tecniche, dai processi di produzione ai vitigni utilizzati. Poi però, quando si arriva al palato non ci sono dubbi, noi siamo i veri amatori del vino buono”.

Il mercato del vino, come quello degli alcolici in generale, in alcuni paesi scandinavi come la Svezia è fortemente controllato. Ci può dare un suo punto di vista personale e professionale su questo mondo così diverso dal nostro?

È vero, in Svezia, ma anche in Norvegia, il monopolio appartiene allo Stato e l’attenzione riposta sulla qualità dei prodotti è massima. I tender vengono svolti da enologi la cui preparazione è sempre elevatissima e le agenzie importatrici sono controllate nei minimi particolari. Per questo, comunque, la qualità di quello che si acquista è sempre dignitosa. In più, a differenza degli italiani, loro hanno una memoria di ferro e per questo scandali come quello del metanolo nei Chianti ha fortemente danneggiato le nostre esportazioni”.

Occupandosi di vino e prosecco, sa dirci qual è la tendenza maggiore al consumo in questi paesi?

“Sicuramente, negli ultimi tempi, il prosecco si è preso un’ampia fetta di mercato perché è un vino allegro, beverino e adatto a tutte le portate e per tutti i portafogli. Il problema risiede in Italia, per favorire la produzione di prosecco stiamo smantellando intere regioni come il Veneto senza alcun piano di protezione del territorio. Ad oggi siamo in una fase ascendente, ma come il mercato ci insegna ne seguirà una più stabilizzata e in quel momento ci chiederemo cosa ne faremo di un simile livello di produzione? Queste sono domande che necessitano di una risposta da parte della nostra politica”.

Quali sono i vantaggi di rappresentare aziende Made in Italy in una produzione così altamente rappresentativa del nostro paese come elemento culturale?

“Il vino Made in Italy all’estero è sempre una garanzia, ma non per questo dobbiamo abbassare la guardia. Specialmente quando ci sono mercati in crescita che con costanza stanno sempre di più guadagnandosi un’importante spazio negli scaffali di questi paesi”.

 

Ad esempio?

“Ad oggi, i principali movimenti a livello di introduzione vengono da paesi quali il Cile, il Sudafrica, l’Australia e l’Argentina. Il loro vantaggio proviene soprattutto dall’importante sostegno statale che ricevono riguardante la detassazione per arrivare a prezzi veramente competitivi. In questa guerra sul prezzo anche cinque centesimi arrivano a fare la differenza. Per ora, però, il loro mercato è forte nei cosiddetti bagging box, i vini in scatola, tanto per essere chiari. Ma io credo e resterò fedele in un vecchio detto che mio nonno ripeteva spesso: “la qualità paga sempre”. Magari con qualche sforzo in più, ma di questo sono certa”.

 

Gianluca Grasselli

 

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