Jungle Juice Brewing: eravamo quattro amici… in birreria!

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Nato nel 2014 da un’idea di Umberto Calabria, questo progetto al sapor di luppolo si prepara a conquistare definitivamente l’Italia.

 

Quattro ragazzi romani ed un progetto ambizioso. Anche se di progetto non si può più parlare visto che il birrificio Jungle Juice Brewing, da un anno in pianta stabile in via del Mandrione,  è ormai una realtà nel mondo della birra artigianale italiana.  Loro sono Claudio Lattanzi, Marco Mascherini, Emanuele Grimaldi e Umberto Calabria.  È proprio quest’ultimo a raccontarci come è nato tutto.

 

Quando è cominciata questa avventura?

“E’ partito tutto da me, avevo la passione per la birra è mi piaceva produrla a casa, dopodiché nel 2014 ho mosso i primi passi con il marchio Jungle Juice Brewing con una produzione itinerante, senza una struttura mia, ma appoggiandomi ad altri birrifici. Nel 2016 ho deciso di stabilirla definitivamente a Roma, in questa zona suggestiva del centro”.

Da cosa nascono un nome ed un logo così originali?

“Il nome rappresenta per certi versi la storia del nostro birrificio. Jungle Juice era un tipo di distillato che veniva prodotto in casa negli Stati Uniti, e dal momento che anche io ho iniziato la mia avventura producendo birra a casa l’ho trovato adatto. Inoltre foneticamente  ha un gioco di assonanze che ritrovi in tutte le nostre birre. Questi giochi di parole che non sono fini a se stessi, ma contengono sempre riferimenti che si ricollegano alla birra che ne prende il nome. Per quanto riguarda il logo e il desing delle etichette in generale, sono opera di Emanuele Grimaldi che cura l’aspetto grafico. Nel caso del marchio la banana è un riferimento alla parola Jungle”.

Che tipi di birra producete?

“Attualmente la produzione comprende una ventina di tipi diversi di birra. Alcune di queste sono abbastanza luppolate, vicine allo stile anglo americano, altre sono più vicine ai sapori del Belgio, come la Tripel ad esempio. Infine abbiamo una linea stagionale come le birre alla frutta, leggere e adatte ad essere bevute d’estate. La più apprezzata è la Baba Jaga, che è una American IPA”.

Come nascono le idee?

“Sono io a decidere le ricette, quando ho in mente una cosa comincio a lavorarci fino a che non prende il sapore che ho immaginato. Le nostre birre si abbinano bene a molti piatti, ma nella fase di creazione quest’ultimo elemento tendo a tralasciarlo. Penso al sapore in sé, gli abbinamenti vengono pensati dopo in base alla caratteristica della birra.  Una parte molto importante è anche la comunicazione, della quale si occupa Emanuele.”

A quale sei più affezionato?

“Alla Jellyfish, è stata una delle prime che abbiamo prodotto ed è diversa dal giro commerciale. Personalmente mi piace tantissimo”.

 

Stefano Bellachioma

 

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