La Cannaiola di Marta, una tradizione lunga secoli

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L’azienda agricola Castelli ha ridato vita ad un vitigno antichissimo, legato alla storica figura di papa Martino IV

Un’azienda vinicola della provincia viterbese, precisamente della città di Marta, sulle rive del lago di Bolsena. Pionieri del canaiolo nero, vitigno autoctono che cresce nella zona di San Savino, vicino Tuscania, riscoperto e commercializzato una decina di anni fa dopo un lungo periodo di anonimato, durante il quale stava lentamente scomparendo.

“Le sue origini sono antichissime, abbiamo tracce scritte della sua esistenza in testi risalenti al XIII secolo e legati a personalità storiche come papa Martino IV – spiega Debora Castelli, titolare dell’azienda- il quale era solito gustare le anguille del lago accompagnandole con bicchieri di canaiolo”. Per questo le bottiglie portano il nome del pontefice.

L’Università della Tuscia, dopo numerose ricerche ed analisi, ha stabilito che il vitigno canaiolo è quello con il quale per secoli si è prodotto il vino tipico della zona, conosciuto come la Cannaiola di Marta”.

Un rosso amabile legato ad antiche tradizioni che era rimasto solo nei ricordi dei vecchia abitanti che vivono in queste campagne.

Antonio Castelli, fondatore dell’azienda, si è dato molto da fare attraverso un percorso di studio, che alla fine ha avuto i suoi frutti, per ridare vita alla Cannaiola e vinificarla nel modo corretto. “Alcuni dei documenti che sono stati consultati risalgono al Medioevo e ci raccontano che dei frati minimi portarono questo vitigno dalla bassa Toscana: attecchì benissimo nel terreno vulcanico dell’alto Lazio”.

È una realtà territoriale che si sta facendo lentamente spazio grazie anche alla partecipazione a manifestazioni come Laghidivini, che si è tenuta nel mese di giugno a Bracciano.

“Il successo sta pian piano arrivando, noi puntiamo sulla nostra identità, sulla tradizione e la cultura che c’è dietro la Cannaiola”.

Il canaiolo è legato ad un tradizione millenaria ed identifica il nostro territorio

-Debora Castelli –

Stefano Bellachioma

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