La resilienza di Ivano Astesana e del suo Birrificio della Granda

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Filiera interrotta, dipendenti in ferie: l’alternativa è la vendita online, voucher per film da guardare a casa e tanti sogni chiusi “temporaneamente” nel cassetto

L’emergenza Coronavirus ha messo in stand-by forzato lavoratori e aziende, senza risparmiare produttori e imprenditori locali. Ivano Astesana, lagnaschese doc e patron del Birrificio Della Granda, dal 2011 è uno dei capisaldi del movimento brassicolo italiano nonché nostra vecchia conoscenza. La sua realtà si trova all’interno della Guida 100 eccellenze italiane 2020 edita in collaborazione con Forbes.

Quali sono le maggiori difficoltà che state riscontrando in quest’ultimo mese?

“Il nostro problema principale non è il non poter lavorare a causa delle disposizioni del Governo, in quanto noi siamo azienda agricola, produttori alimentari, quindi avremmo la possibilità di continuare a esercitare. La nostra difficoltà è data dal fatto che tutta la filiera è chiusa: il nostro è un prodotto distribuito attraverso il canale Horeca, quindi reperibile in birrerie o in pizzerie gourmet e ristoranti. Tutti questi hanno smesso di lavorare da una decina di giorni e noi non abbiamo più clienti e siamo stati costretti a fermare la produzione per mancanza di ordinativi. Ho messo i miei dipendenti in ferie e sono in attesa di comunicazioni dal Governo perché se i blocchi non dovessero terminare il 3 aprile a quel punto non sarà più sufficiente consumare le ferie e ahimè bisognerà ricorrere alla cassa integrazione”.

Quali rimedi per rimanere comunque attivo nella distribuzione dei suoi prodotti?

“Attualmente stiamo percorrendo la strada della vendita online, anche per cercare nel nostro piccolo di difendere la filiera che c’è alle nostre spalle, quindi i distributori di bevande e i pubblici esercizi. Per ogni acquisto di un privato, chiediamo al consumatore di indicarci l’esercizio commerciale in cui abitualmente acquista i nostri prodotti; riconosciamo di conseguenza un 10% sul valore dell’ordine al pubblico esercizio o al distributore in questione. Inoltre, diamo anche un piccolo incentivo al consumatore: regaliamo un voucher con un film visibile su una piattaforma online, cosi da motivare la gente a rimanere il più possibile fra le mura domestiche”.

Questa situazione l’ha colpita su due fronti: il birrificio e la birreria

“Esattamente. In questo momento siamo chiusi; abbiamo provato a informarci per il servizio a domicilio però non siamo organizzati per questa evenienza. La nostra birreria nasce in un piccolo paesino, Saluzzo in provincia di Cuneo, non toccato dai vari servizi di delivery, quindi abbiamo deciso di fermarci anche perché mi rendo perfettamente conto che in questo momento la priorità da affrontare sia quella di risolvere la grave emergenza sanitaria”.

Si sente di fare un appello ai gestori di pub e birrerie che, come te, in questo momento non possono esercitare la professione?

“L’appello è quello di tenere duro e di aver pazienza. Ora è molto in voga la parola resilienza, quindi essere resistenti e forti allo stesso tempo. Per chi ha la fortuna di avere un’attività in città consiglio di attivarsi con il servizio a domicilio perché poter cenare con i prodotti del locale di fiducia potrebbe essere un modo per alleviare la difficoltà della quarantena. Quando i locali riapriranno ci sarà un altro aspetto da non sottovalutare: tutti i fusti di birra collegati agli impianti di spillatura saranno purtroppo da buttare poiché non più bevibili”.

Cosa ne pensa degli aiuti economici che il Governo sta stanziando per l’emergenza Coronavirus?

“Io ho la sensazione che questi non siano del tutto adeguati alla gravità della situazione, temo che non si possa fare altrimenti per mancanza di risorse, ma qualcosa bisognerà inventarsi per venirne fuori. Si rischia che, al nullaosta per riprendere a lavorare, ci guarderemo intorno e non so se ci saremo ancora tutti in termini di aziende. Chi si trova in condizioni finanziarie fragili potrebbe non sopportare economicamente il dover star chiuso cosi a lungo. Spero vivamente che chi ci governa abbia pensato a queste eventualità”.

Prima dello scoppio dell’epidemia aveva qualche progetto in cantiere?

“Eravamo pieni di progetti, cercheremo comunque di portarli avanti, con più lentezza perché comunque sarebbe inutile pensare di far uscire nuovi prodotti a aprile/maggio. Sicuramente però si tratta solo di rimandare alcune uscite e non di cancellarle in quanto tutto va avanti e anche noi dobbiamo essere pronti alla ripartenza. Invito tutti a seguirci sui nostri social e sul nostro sito, iscrivendosi alla newsletter in modo tale di rimanere aggiornati sulle nuove uscite e i nuovi packaging.
Nel frattempo abbiamo recentemente stretto una collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo per partecipare a un progetto che vede lo sviluppo di luppoli autoctoni, coltivati in modo simbiotico, cercando di far collaborare le piante, in questo caso il luppolo, con i funghi e gli altri microorganismi che normalmente vivono nel terreno. Finalità di questa partnership è quella di avere un prodotto che sia genuino, naturale e che possa essere coltivato senza l’aggiunta di chimica e di tecnologia esterna. È un bel progetto, noi ci crediamo molto e sicuramente si andrà avanti, solo con un po’ più di calma”.

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