Maximilian Riedel: la forma del vino

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Professionista del bicchiere da undici generazioni: con lui cultura, arte e design s’incontrano in un calice

Non più bicchieri ma raffinati strumenti di precisione. Le forme del bere non sono solo una trovata modaiola: veramente valorizzano il prodotto che contengono. Alla base di questa riflessione c’è il coinvolgimento esclusivo di Riedel, undicesima generazione della prestigiosa cristalleria austriaca. Oggi, uno dei migliori esperti e produttori di vino, attraverso una serie di assaggi, ha messo a punto il prototipo perfetto che unisce tecnica e piacere.

Quanto gli strumenti possono alterare o migliorare una degustazione?

“La nostra azienda è divenuta così un partner affidabile per addetti ai lavoro e produttori e ogni giorno lavoriamo al loro fianco per diffondere questa filosofia. Nel mondo da anni gruppi di produttori ci chiedono la realizzazione di bicchieri capace di esprimere i sentori, la potenza e l’equilibrio del loro vino”.

Una volta si usava il tastevin per la degustazione, oggi il calice ISO. Quando si parla di design parliamo più di moda o di funzionalità?

“Già mio nonno Claus alla fine degli anni ‘50 ebbe una geniale intuizione che avrebbe rivoluzionato per sempre la cultura del vino: la funzionalità del calice, espressa nella serie Sommeliers. Un’evoluzione che ha portato l’azienda a differenziarsi nel mondo anche grazie alle intuizioni di mio padre Georg – decima generazione – che con la serie Vinum ha ulteriormente valorizzato il lavoro di Claus. La realizzazione dei calici Vinum, come di tutte le nostre altre linee, fa parte di uno scrupoloso studio. Non dimentichiamo anche l’importante ruolo del Decanter, strumento che permette al vino di “prepararsi” prima di essere versato. Noi suggeriamo di decantare tutti i vini bianchi, rossi e persino lo champagne, giovani e maturi. La decantazione offre la possibilità al vino di esprimersi al meglio indipendentemente dall’età”.

Parliamo di forme, quanto incidono i bicchieri per i diversi tipi di vini?

“La nostra storica filosofia è la forma segue la funzione. Da anni cerchiamo di diffonderla sia attraverso il prodotto sia con workshops dedicati. Non tutti i calici sono perfetti per tutti i vini. Un vino prestigioso versato in un bicchiere standard può essere degustato come un vino di valore, ma un vino prestigioso degustato nel giusto calice diventa un ottimo vino. Nella ristorazione un bicchiere sbagliato può divenire un cattivo alleato per la vendita: il vino perde la sua vera peculiarità: questa distruzione spesso non porta all’acquisto di una seconda bottiglia. Un bicchiere idoneo diventa così lo strumento perfetto per valorizzare l’aroma e i sentori. Pensando anche alle nostre collezioni, se scegliessimo un calice Fatto a Mano Cabernet per un Nebbiolo delle Langhe avremmo la sensazione di un vino piatto, mentre servito in un calice ottico Performance Pinot Noir l’esaltazione sarebbe eccellente”.

Nella mixology c’è stato un periodo buio negli anni ’90: oggi sembra aver finalmente ripreso piede con qualità. Prodotto e forme vanno di pari passo anche qui?

“Certamente. La mixology è un trend in espansione e in evoluzione. Ho ideato una linea ad hoc: la Drink Specific Glassware, realizzata in collaborazione con lo spirits specialist Zane Harris, conosciuto per il suo servizio di mixology presso rinomati cocktail bar. Propone sei nuove forme specifiche, perfette per migliaia di cocktail. Il design di questi bicchieri è ispirato al servizio tradizionale di sette cocktail. Harris ha creato ognuno dei sei nuovi modelli prestando particolare attenzione all’uso del ghiaccio in termini di misura, forma, volume e capacità, un concetto mai esplorato prima da nessun’altra azienda di glassware. Infatti, il versamento del liquido e la percezione distorta del consumatore di essere stato servito poco, è uno dei temi centrali delle aziende produttrici di bicchieri. Questa nostra linea risponde alla necessità di soddisfare due precise esigenze: il ghiaccio di grande formato e i cubetti classici. I bicchieri permettono a entrambe le soluzioni di cadere in modo centrale o uno al fianco dell’altro”.

Avete mai ricevuto richieste particolari dagli addetti ai lavori?

“I nostri bicchieri sono realizzati con l’obiettivo della funzionalità e ognuno di essi diventa uno strumento capace di esaltare le tipicità del vino. In tutto il mondo vengono realizzati workshops con i produttori di un determinato vino e territorio per supportare le loro esigenze, sia consigliando calici delle nostre linee idonei per il loro vino, sia su richiesta realizzandone specifici. Un esempio è la collezione Performance, lanciata lo scorso anno: una linea di calici caratterizzata da un effetto ottico all’interno del bevante. Il progetto è nato dopo averne realizzato uno per lo Champange Rosè, commissionato da un importante produttore internazionale. Un calice che non doveva essere il tradizionale flut ma neanche troppo grande da poter infondere al cliente la sensazione di poca quantità. Così ho pensato di alleggerire lo spessore e proporre un effetto ottico all’interno capace di esprimere al meglio la potenza del vino”.



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