Metropolìta, dove il cocktail non è più solo un momento che precede o segue la cena

Ischia Safari: vincono i giovani Sparaco, Landolfi e Fois
26/09/2018
Il Paradiso di Lucifero, Ryugin: l’essenza della cucina Kaiseki
27/09/2018

A Roma Nord, “il bere al mangiare”: l’esclusivo salotto della mixology studiato con squadra e compasso dal respiro internazionale

 

Metropolìta è il nuovo cocktail bar che affaccia su Piazza Gentile da Fabriano, nella Roma contemporanea e crocevia di arte e cultura. Dietro l’apertura del locale Roberto Rabagliano e Carlo Annessi, entrambi con pregresse esperienze nel campo della ristorazione. “Chi di voi è l’architetto?”. Sorge spontanea la domanda varcando l’ingresso, preceduto da un piacevole dehors su strada. Roberto è, infatti, la mente creativa di questo rinnovato spazio i cui locali un tempo ospitavano un raffinato negozio tessile di riferimento per l’intero quartiere. 

Metropolìta è un incubatore di nuove connessioni, idee e realtà artistiche ispirato agli ambienti delle famose soho house di tutto il mondo, per accogliere il viaggiatore attento al lifestyle e al gusto della condivisione. Un locale sui generis, suddiviso in tre zone ma l’epicentro rimane il bancone, il cuore di Metropolìta con i suoi quattro sgabelli in velluto blu, avvolto dall’emiciclo di un’importante bottigliera. All’entrata, subito sulla destra, un discreto salottino arredato con pezzi di modernariato e opere d’arte incorniciato dalle pareti lasciate a vivo in stile industrial chic. Il mobilio è elegante e ricercato con prototipi di sedute, tavoli e poltrone disegnati dallo stesso architetto. “Piatti, posate e voce umana”, Roberto elenca così i rumori più fastidiosi delle aree comuni e proprio su questi ha concentrato gli studi di acustica con un grande lavoro di insonorizzazione. L’altezza dei soffitti ha permesso di creare un piano rialzato dove accomodarsi in massimo riserbo e godere dall’alto della vista sul sinuoso piano del cocktail bar. Un locale a misura d’uomo che fa sentire “cittadino del mondo”, un luogo in cui ampliare i propri orizzonti e aprirsi all’internazionalità incarnando lo spirito del viaggiatore. Uno stile che nel servizio e nella location dialoga sia con la tradizione italiana che con l’esperienza cosmopolita, soprattutto newyorkese. Qui il cocktail non è più solo un momento che precede o segue la cena, ma diventa il protagonista del menu.

I drink sono affidati a Federico Vannelli e Giovanni Badolato che presentano accanto ai grandi classici, piacevoli rivisitazioni fino alla mixology più insolita, pensata unicamente per il cliente di Metropolìta. Il credo comune è quello di stupire i propri ospiti e garantire la costanza qualitativa nei cocktail.  Nell’offerta del bere, oltre a Spritz, Moscow Mule, Margarita, Bloody Mary, Manahattan, spunta qualche miscelazione interessante tra cui Italicus Story (italicus, pompelmo rosa, sciroppo al basilico, lime e prosecco); Oax Margarita (mezcal, cherry heering, sciroppo d’agave e secret sour); Jerez Hanky Panky (gin, sherry, vermouth rosso e unicum); Caribbean Tiki (rum mix, dom benedectine, home made falernum, pompelmo rosa, lime e passion fruit); Kentucky Spice (rye whiskey, vermouth rosso, allspice dram, cannella, riduzione di sidro di mele e lime). A completare l’offerta una ricca e buona selezione di bollicine, vini, amari e liquori, grappe, rhum, whisky, gin, vodka, tequila e mezcal.

“Il bere al mangiare”. Metropolìta mette il beverage al servizio del food e, se la sua cucina è ancora senza fuochi, Giorgio Baldari è riuscito perfettamente a fondere il made in Italy con ricette provenienti da altre culture. La proposta gastronomica propone così Hummus di ceci e pane carasau; Hot dog toscano di chianina e cinta senese con salsa ketchup, maionese, senape e relish di cetriolo; Pita araba con pollo cotto a bassa temperatura, bacon, salsa ai due tartufi, stracciatella di bufala, lattuga, pomodoro e cipolline borettane; Tartare di chianina alla mediterranea con tapenade e parmigiano reggiano; Polpo alla galiziana con pecorino, patate alla menta e zabaione salato; Tartare di salmone reale selvaggio dell’Alaska.

 

Andrea Martina Di Lena

 

[widgetkit id=”940″]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *