Mocktails: il trend dei cocktail analcolici

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Tendenza nota all’estero da diversi anni, si sta diffondendo anche in Italia. Drink che fanno “alzare il gomito” a salutisti e guidatori

Il primo indizio è nella parola: mix tra i termini “mock” che si può tradurre “imitazione” e “cocktail” che tutti conosciamo. La differenza nel bicchiere sta nell’assenza di alcol. Ma se ci limitassimo a questo banalizzeremmo l’argomento dato che si tratta di costruire nuovi equilibri di sapori capaci di riproporre l’essenza di un originale, oppure di creare qualcosa di inedito. Per fare questo il bravo mixologist può usare succhi e bitter, come anche di frutta, verdure e spezie.

“La richiesta di Mocktailè in aumento. Sono veri e propri cocktail e c’è tanta cultura dietro la loro realizzazione”, afferma Massimo D’Addezio del Chorus Café a via della Conciliazione a Roma. “Molti clienti conoscono benissimo le calorie degli ingredienti e hanno le idee chiare su cosa bere”. Il lato salutistico è di fondamentale considerazione. Nei mocktails, infatti, l’assenza di alcol è un passo importante nella direzione della salute, come la presenza di frutti, verdura e succhi freschi. Così troviamo anche il Negroni analcolico con del succo d’uva che prende il posto del Vermouth con tè verde deteinato e frutti di bosco. La parte del Gin viene sostituita con una bevanda analcolica, ad esempio la Seedlip 94, piacevolmente speziata, di una delle aziende che sta molto sperimentando su questo versante e che ha creato il primo distillato non alcolico. E molti altri si stanno mettendo alla prova in questo senso: tra i primi ingredienti il bitter viene sostituito da uno sciroppo amaricante. Sempre più brand si stanno muovendo su ingredienti adatti ai mocktails. Nella fase embrionale degli esperimenti venivano usati piselli e fieno dando il primo risultato concreto: un mix di rosmarino, timo, menta, orzo, piselli e fieno, cardamomo, limone, pepe della Giamaica e scorza di uva.

“Come per i classici, anche i mocktails sono alla ricerca del drink perfetto, quello fatto su misura – continua D’Addezio, il sarto dei cocktail – Il bere miscelato, anche nella sua versione alcohol-free, deve essere rigorosamente tailor made“. Tra i mocktails più famosi c’è lo Shirley Temple, a base di ginger ale e sciroppo di granatina. Se al ginger ale si sostituisce la cola si ricava il Roy Roger, altro famoso mocktail. Prima che il termine diventasse famoso, i mocktails già esistevano, e spesso erano indicati con i termini “virgin” o “punch”. Tuttavia, nel settore della mixology, ora godono di maggiore dignità e attenzione.

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