Petrini: “L’enogastronomia sul web? Poca qualità”

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Il fondatore di “Percorsi di Vino”, uno degli eno blog più apprezzati in Italia e non solo, si racconta alle nostre colonne: “Verificate sempre le competenze di chi scrive”

Nato nel 1974, responsabile degli eventi Slow Food e sommelier AIS, Andrea Petrini può vantarsi di essere stato tra i primi inventori di un blog legato al mondo del vino. “Percorsi di vino”, la sua pagina virtuale, esiste dal 2007 e, nel corso degli anni, ha raccolto il consenso e l’interesse di numerosi appassionati e addetti ai lavori. Ma come è cambiato il modo di comunicare l’enogastronomia, negli ultimi lustri? Lo abbiamo chiesto direttamente ad Andrea.

Come è cambiato il mondo della comunicazione del vino da quando ha iniziato?

“Ho aperto il mio wine blog, Percorsi di Vino, ormai 12 anni fa. Credo di essere stato uno dei primi in Italia ad aver colto l’opportunità di creare una sorta di diario on-line dove scrivere dei vini che, a quel tempo, mi emozionavano di più. Inizialmente il blog era uno strumento personale ma, col tempo, vedevo che tanta gente si interessava a quello che scrivevo. Così la passione per il vino è diventata sempre più forte impegnandomi buona parte della giornata. Da allora, parliamo del 2007, la comunicazione è cambiata moltissimo grazie all’avvento dei Social Network che hanno rivoluzionato il nostro modo di comunicare il vino che oggi, purtroppo, è diventato molto superficiale e legato soprattutto alle immagini. Risultato? Qualità dell’informazione in discesa costante”.

Qual è l’errore che si fa più spesso, nel seguire la comunicazione di un’azienda?

“Lasciare la pagina web a sé stessa. E quindi trasformarla in qualcosa di statico. Mi imbatto spesso in portali non aggiornati da mesi, se non da anni, contenenti informazioni vecchie e non attendibili sui loro vini. Altro aspetto è la comunicazione social: in quell’ambito bisogna avere una presenza costante ed incisiva e, anche in questo caso, molte aziende o non sono presenti sui principali social, o sono latitanti oppure comunicano informazioni poco interessanti per il lettore che non è spinto ad approfondire”.


Cosa ne pensa di questi gruppi di comunicazione che trovano spazio sui Social? Sono attendibili?

“Sui social ci sono tanti gruppi di comunicazione ma di questi, solo pochi sono seri. Chi li gestisce, infatti, a volte ha degli interessi di carattere commerciale che potrebbero minare l’attendibilità di una recensione positiva. Non è facile scoprirli, però, serve molta esperienza: non è raro che i neofiti vengano raggirati”.


Il tuo blog si chiama “Percorsi di vino”. Qual è stato il tuo percorso più bello?

“Riguarda la mia carriera di degustatore: partii in sordina, frequentando un piccolo corso di avvicinamento al vino tenuto a Roma da Fabio Turchetti che rimarrà per sempre il mio maestro. Poi, vista che la passione cresceva, ho frequentato il “classico” corso AIS e, dopo essermi diplomato sommelier, con un po’ di coraggio, ho cominciato a scrivere e comunicare il vino anche tendendo corsi di avvicinamento in tutto il Lazio”.

Ha mai pensato di cambiare vita entrando a far parte di qualche azienda vinicola?

“Assolutamente no: il pubblico che ti segue potrebbe pensare che abbia conflitti di interesse. Il giornalismo del vino deve essere libero da condizionamenti ma, a ben guardare, in pochi la pensano come me”.

Cosa pensa di giornalisti che si occupano di food e quanta professionalità trova in giro sotto questo punto di vista?

“Oggi come oggi, come dicevo prima, trovo tantissima comunicazione sul vino in giro per Internet. In tanti hanno seguito la loro passione e hanno aperto siti, blog e account social per parlare di enogastronomia. C’è molta quantità e ancora poca qualità per cui il mio consiglio è quello di verificare sempre le competenze di chi scrive e, col tempo, selezionare solo i wine blogger migliori e, soprattutto indipendenti. In Italia il più bravo in assoluto è Armando Castagno”.



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