“Crolla il fatturato delle enoteche italiane”. A dirlo un sondaggio di Vinarius

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La categoria più colpita? Gli spumanti. Abbiamo intervistato Andrea Terraneo Presidente dell’Associazione Enoteche Italiane che ha firmato una lettera per il Ministro dello Sviluppo Economico

La situazione che attualmente stiamo vivendo a causa del Coronavirus sta mettendo in ginocchio gran parte delle industrie Italiane. Non fa eccezione il settore enoico. La chiusura totale di quello che viene denominato Ho.Re.Ca. (acronimo di Hotellerie-Restaurant-Café) che comprende tutti gli hotel, bar e ristoranti del paese, ha causato un crollo significativo sul fatturato delle enoteche italiane perché gran parte della fetta del loro mercato era coperto proprio dalle attività temporaneamente chiuse. Mentre i big player dell’e-commerce del vino in Italia nelle ultime settimane hanno avuto un aumento del 100% dei volumi, del 10% della frequenza d’acquisto e del 5% delle quantità di bottiglie per ordine effettuato, le piccole enoteche a gestione familiare denunciano un calo drastico del fatturato che si aggira tra il 50% e l’80%.

Per capire meglio la situazione che stanno vivendo in questi giorni le enoteche italiane, abbiamo intervistato Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, l’Associazione delle Enoteche Italiane che conta con 120 membri di cui 8 all’estero, e un fatturato complessivo di 50 milioni di euro (2019).
Tra le attività svolte da Vinarius ci sono periodici sondaggi con lo scopo di monitorare l’attività del settore. Vista la drammaticità del momento, l’ultimo sondaggio di qualche giorno fa è stato esteso anche alle enoteche non associate per permettere di presentare una fotografia (il più reale possibile) della situazione generale del commercio al dettaglio di vino. Il sondaggio ha coinvolto 105 enoteche italiane e mostra i pesanti risvolti che la crisi ha portato.

Infatti, dalle interviste realizzate dall’Associazione risulta che il 22% delle enoteche ha deciso di rimanere completamente chiuso e il 25% di rimanere chiuso al pubblico ma di effettuare consegne a domicilio. Il rimanente 53% che ha deciso di rimanere aperto sono diventati punti di riferimento nel territorio per l’offerta di beni di prima necessità come acqua, pasta ed altri generi alimentari.
“Noi come Vinarius abbiamo da subito consigliato ai soci che ne avevano il permesso visto il decreto, di rimanere aperti nell’ottica di svolgere un servizio alla comunità come punti di reperibilità di generi alimentari contribuendo così ad evitare afflussi eccessivi nei punti vendita della grande distribuzione”, dice Andrea Terraneo. 

Il presidente dell’Associazione ha ricoperto un ruolo molto importante a supporto delle enoteche: le norme lasciavano molti dubbi e non era nemmeno chiaro se fosse permesso aprire o meno. “I primi giorni, appena uscito il decreto, c’era molta incertezza. Ho ricevuto tante chiamate dai soci per avere chiarimenti, il decreto sembrava un po’ vago perché il vino è un prodotto agroalimentare ma si parlava di beni di prima necessità. Ma comunque rifacendoci alle norme abbiamo capito che potevamo rimanere aperti per la vendita (non per la mescita) e abbiamo dato l’indicazione ai soci”.

Inoltre, Terraneo ha invitato i soci ad aprirsi a nuove forme per svolgere il proprio lavoro, e così che anche le enoteche che non lo facevano prima dell’emergenza hanno cominciato a offrire consegne a domicilio. “Anche se potevano aprire, i soci erano titubanti, soprattutto nel sud dell’Italia. Inizialmente molti sono rimasti chiusi, ma poi hanno cominciato a riaprire almeno per le consegne a domicilio”. Questo ha permesso a molti di continuare a lavorare anche a porte chiuse. 

Come ci dice Andrea “Il vino è un prodotto di convivialità e non potendo più fare riunioni e cene tra amici in questo periodo, abbiamo perso quel pezzo del lavoro” Per questo motivo e per la chiusura del settore Ho.Re.Ca. le enoteche si trovano ampiamente sotto i livelli degli altri anni, parliamo di un 50% – 80% percento di perdita di fatturato per quanto concerne le enoteche che sono rimaste operative. Da un’altra parte, anche la tipologia e fascia di prezzo dei vini è cambiata: “Abbiamo avuto un ritorno del cliente del vino quotidiano che magari al supermercato non ci vuole più andare per evitare assembramenti e code. Il consumo si è spostato a bottiglie da 15 a 20 euro. Inoltre, in questo periodo il consumatore mostra una notevole preferenza per i vini fermi e “da tutti i giorni”. Infatti, la categoria degli spumanti è decisamente quella più colpita come ci racconta Andrea “Attualmente si fa tantissima fatica a vendere gli spumanti perché non ci sono più occasioni per brindare”. 

A causa della grande difficoltà che il settore sta vivendo unitamente a molti altri, all’inizio di questo mese l’Associazione Vinarius ha deciso di firmare una lettera indirizzata al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, non tanto per chiedere grandi aiuti economici, bensì per chiedere l’invito a partecipare ai tavoli di consultazione che il Ministero vorrà istituire per ridare il via alle attività economiche del Paese. In questo modo l’Associazione si propone come interlocutore per apportare un fattivo contributo di idee per la ricostruzione dell’economia nazionale.

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