Etichette d’autore: l’arte del vino

L’intervista a Francesco Martucci, il ribelle della pizza
19/11/2020
Certificazione Executive Chef
Progetto CEC. Nasce la prima certificazione di Executive Chef
20/11/2020

Eleganti, pop, dallo stile sabaudo con stemmi araldici, che strizzano l’occhio alla storia della cantina. L’appassionato non ne è conscio, ma una bella etichetta e un packaging curato aumentano il valore percepito di una bottiglia, tanto da incentivarne l’acquisto prima ancora di avere la bottiglia tra le mani. Se poi l’etichetta è frutto del lavoro di un artista importante o emergente, ecco che quel vino può trasformarsi un oggetto del desiderio da collezionare.

Ma attenzione, perché ci sono precisi requisiti affinché un’etichetta diventi un’opera di valore. Il tutto si risolve nella vecchia regola dell’economia: la scarsità di prodotto, aumenta il suo valore. La chiave di volta si ha quando l’artista si limita a produrne esigue quantità, estremamente curate, numerate e firmate una per una, come normalmente avverrebbe per una serigrafia o un’acquaforte. In questo caso la bottiglia da oggetto del desiderio può trasformarsi in un’opera da collezione.

Pergole Torte di Montevertine

Quando il vino si fa bello

Sono tanti gli esempi di etichette d’autore nel mondo del vino. Probabilmente il più celebrato, grazie ad artisti del calibro di Chagall, Dalì e Koons, è lo Château Mouton Rothschild a Bordeaux. A partire dal 1924 il Barone Philippe de Rothschild ha affidato le etichette ad artisti famosi, creando un vero e proprio spartiacque nel concetto di packaging delle bottiglie, tanto che allora molti ne criticarono la scelta ardita. In Italia le cantine che hanno deciso di rendere ancora più preziosi i proprio vini non si contano. L’etichetta di Pergole Torte di Montevertine è stata creata da Alberto Manfredi, mentre più recentemente Mario Di Paolo ha realizzato quelle per i Vini etnei di Palmento Costanzo. Caso più unico che raro di vignaiolo-artista , Carlo Hauner realizza in prima persona le proprio etichette, ispirandosi ai paesaggi delle Lipari. L’elenco sarebbe lungo: noi abbiamo scelto cinque etichette d’autore dalla storia affascinante.

Vietti: Barolo 2013 Riserva Villero

E’ dal 1974 che anno dopo anno alcune etichette Vietti vengono realizzate da importanti artisti. Un’idea nata con degli amici a un tavolo, mentre assaggiavano una bottiglia di Barolo Rocche, come racconta Alfredo Currado. “Una sera d’inverno, in compagnia di un gruppo di amici, alcuni dei quali artisti, gustavamo alcune bottiglie di Barolo; al solo vedere il colore del vino nel bicchiere si entusiasmarono e dissero che tali vini meritavano di essere nobilitati con veste diversa dalla solita: meritavano cioè etichette di Artisti. Nell’euforia del momento stendemmo una lista di Artisti, ed il giorno seguente quell’idea fumosa prese corpo”. L’etichetta del Barolo 2013 Riserva Villero è un’opera dell’artista siciliano Alessandro Piangiamore intitolata “Una tigre alla menta”.

“Una tigre alla menta” di Alessandro Piangiamore

Cantina Valsamoggia: Pignoletto DOC Spumante Brut “Ricordo di San Luca”

The Joker e il volto di Marylin: due icone pop per uno spumante che nasce sui Colli Bolognesi. Un omaggio al Pignoletto della Cantina Valsamoggia di Enrico Dicò, l’’artista romano tra i principali interpreti di primo piano della Pop Art italiana. “Abbiamo avuto la fortuna di poter avviare un percorso di collaborazione con l’artista romano Enrico Dicò, che ha trovato particolarmente stimolante la rinascita e trasformazione che questa storica cantina sta da tempo intraprendendo” spiega Carlo Piccinini, vicepresidente della Cantina di Carpi e Sorbara, che nel 2014 ha rilevato la cooperativa situata nell’omonima località in provincia di Bologna. Tiratura limitata di sole 3000 bottiglie.

Joker di Enrico dicò

Loredan Gasparini: Capo di Stato

Correva l’anno 1967 quando il celebre artista italiano Tono Zancanaro (1906-1985) ha dedicato alla Riserva Capo di Stato due opere sensuali, metafora del maschile e del femminile. Lui il vino, lei l’uva, come fusione della stessa essenza. Da allora queste etichette sono diventate tra le più famose in assoluto: “Des Roses pour Madame” e “…pour Monsieur la Bombe”. Quest’ultima dedica in etichetta è legata al Capo di Stato francese De Gaulle, estimatore di questo vino e si riferisce alla sua politica legata alla bomba atomica del secondo dopoguerra.

“Des Roses pour Madame” e “…pour Monsieur la Bombe” di Tono Zancanaro

Valdo Spumanti: Paradise Special Edition

Un gemellaggio Sicilia, Veneto, Usa per un’etichetta che è tripudio di riferimenti all’arte e alla natura del Bel Paese. Da nerello mascalese, vitigno autoctono siciliano, e glera uva arcinota per la produzione del Prosecco, nasce questa bottiglia decorata dalla designer newyorkese Ceci Johnson, founder dell’Atelier Ceci New York. C’è l’Italia più iconografica di sempre, nei suoi riferimenti, dalla conchiglia della Venere del Botticelli, al cavallo alato della fontana di Trevi, passando per il patrimonio naturalistico del nostro Paese.

Valdo Paradise di Ceci Johnson

Donnafugata: Floramundi Cerasuolo di Vittoria DOCG

Quando si pensa a etichette d’autore la mente corre immediatamente a Donnafugata. L’azienda vitivinicola siciliana affida da oltre 20 anni le illustrazioni delle sue etichette all’artista Stefano Vitale. Un’amicizia fatta di stima reciproca tra Vitale e Gabriella Anca Rallo, che col marito Giacomo hanno fondato nel 1994 questa nota cantina. Racconta Vitale: “Gabriella era ospite di una mia vicina di casa, entrò nel mio studio a curiosare e vide le mie illustrazioni; ci eravamo appena conosciuti e improvvisamente mi disse “Mi faresti un’etichetta? Perché non provi?” Gabriella ha avuto coraggio – prosegue Vitale – non io. Mi ha chiesto di portare i colori della Sicilia nella comunicazione del vino; sono colori forti, vivi. Fare i colori della Sicilia è stato facile, è bastato fare i miei colori.” Etichette diventate icone della Trinacria, ricche di riferimenti al femminile e alla natura. Floramundi ne è un esempio, dove la denominazione più famosa della Sicilia, il Cerasuolo di Vittoria DOCG, diventa una sorta di ninfa dei fiori.

Floramundi di Stefano Vitale

Torre Testa 2017 e il restyling di Tenute Rubino

Difficile trovare un Susumaniello in purezza, ma questa annata del Torre Testa ha anche ottenuto i Cinque grappoli da Bibenda 2021, massimo punteggio assegnato dalla storica Guida annuale sul vino italiano curata della FIS. La nuova etichetta trasmette manualità, artigianalità e vicinanza al linguaggio artistico – massime espressioni delle umane passioni – attraverso un rinnovato utilizzo dell’espressione pittorica, ben evidenziato nella “pennellata” di colore che richiama quello delle bucce delle uve di Susumaniello e della macchia “succosa e densa” che lascia sulle mani, durante la raccolta. Dal colore rosso rubino intenso e impenetrabile, il Torre Testa 2017 Doc Brindisi si caratterizza per note di frutti rossi molto maturi, quali prugna e ciliegia sotto spirito, che si uniscono a sentori di confettura e cioccolato fondente, accompagnati da note speziate di cannella, pepe nero e noce moscata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *