Il nuovo enoturismo di prossimità

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Il turismo italiano riparte dal vino, dal territorio e dalle persone: senza l’incoming dei gastronauti esteri saranno gli italiani a far girare l’economia

Finalmente hanno riaperto i battenti tutte le attività ricettive, ed è ora di tornare – con i dovuti spazi, si intende – alla convivialità, ai piaceri pagani della vita che in Italia, nella loro concezione olistica e culturale, sono sacri. Buon cibo e buon vino, nel contesto di una grande bellezza architettonica e paesaggistica, sono i rituali che completano l’immagine universale del Belpaese. L’immagine che rischia di restare irraggiungibile per i milioni di turisti enogastronomici in questo funesto 2020, recando danni inestimabili a tutto il settore.

Ne abbiamo parlato con Donatella Cinelli Colombini, produttrice toscana di vino, nonché professoressa di Master universitari in enoturismo e figura chiave nel Movimento del Turismo del Vino in Italia. “La situazione è molto grave, – ci spiega – basti pensare che il 25% del PIL di Montalcino e di Montepulciano deriva dal turismo che impegna anche il 33% della loro popolazione, per capire la portata di disagio che attualmente si vive in questi paesi”. In generale, in Italia l’enoturismo dà lavoro stagionale a oltre 30 mila persone, un’economia mossa da un turismo di incoming. “In Chianti l’82% delle visite sono costituite da gastronauti esteri, in Val d’Orcia il 58%”, continua. Valutando i primi risultati della fase 2 si può senza margini di errore escludere abituali flussi turistici in campagna fino alla prossima stagione. Le regole di distanziamento, i costi esuberanti dei biglietti aerei e la ridotta capacità di spesa di una grande fetta della popolazione mondiale, conseguenti alla crisi non alimentano le speranze. Si prevede, tuttavia, l’incremento del turismo nazionale e le aziende, i consorzi, gli enti regionali e locali si stanno attivando per dare un servizio valido e variegato nella sua offerta. Francesco Moneta di The Round Table, agenzia di comunicazione del vino, del cibo e dei loro territori, ci ha raccontato della nascita della nuova piattaforma: “Il Nuovo Enoturismo“. Il suo scopo è rilanciare il turismo del vino in chiave più accattivante, più strutturata e più consapevole del sistema territoriale. “In questo particolare periodo l’enoturismo è una forma perfetta di fruizione del tempo libero: è un turismo di prossimità che può essere organizzato all’area aperta con vendemmia didattica, picnic e degustazioni tra i filari che coinvolgono anche le eccellenze agroalimentari del territorio, ed è economicamente sostenibile”, dice Moneta, e noi aggiungiamo che è anche eticamente plausibile in quanto porterebbe un respiro di sollievo ai nostri produttori. A breve sul sito de “Il Nuovo Enoturismo” sarà disponibile un’esaustiva informazione sulle cantine aderenti e sui servizi proposti al turista, tra cui si paventa anche una collaborazione con i ristoranti locali. Un po’ più scettica su questo punto Donatella Colombini Cinelli: “Come dicono le autorità mediche, è più facile organizzare una relativa sicurezza in fabbrica che al ristorante. Il problema oggi è anche il fatto che, se un addetto ai lavori in una azienda vitivinicola contrae il covid-19, per legge è infortunio sul lavoro con tutte le conseguenze del caso”. 

Come vediamo, il distanziamento sociale è nemico anche delle sinergie professionali che, tuttavia, devono essere create e rafforzate, con rispetto per la salute dell’individuo ma anche della nostra iconica enogastronomica da considerare anche come macchina economia. Con consapevolezza, prudenza e creatività tutta italiana, dobbiamo far rifiorire il nostro patrimonio. “Oggi dobbiamo tutti adottare il motto di Gramsci: Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”.

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