La giornata internazionale del Gin, un viaggio iniziato dalla Costiera Amalfitana

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Tra novità e tradizione ogni secondo sabato di giugno si celebra il Gin

Forse non molti sono a conoscenza del fatto che i primi a distillare alcol e le bacche di ginepro in una primissima formula di quello che poi sarebbe diventato Gin, siano stati dei monaci salernitani parecchi anni prima del 1600. I Monaci della Scuola Medica Salernitana, per la precisione, che nel
tentativo di creare un olio anti infiammatorio, si ritrovarono a dare vita alla bevanda alcolica che invase ogni pub inglese nel XVII secolo tanto da portare il governo britannico a firmare un Gin Acts nel tentativo di limitarne il consumo.

Ed in questo viaggio attraverso la storia del Gin, arriviamo ai giorni nostri, precisamente a sabato 13 giugno 2020, che come ogni secondo sabato di giugno segna sul calendario la giornata mondiale dedicata al Gin. Il distillato aromatizzato alle bacche di ginepro sta vivendo in questi ultimi anni un vero e proprio risorgimento, la richiesta cresce a dismisura, aumentano gli intenditori e di conseguenza anche le sue produzioni in tutto il mondo, sempre più innovative e ricercate. Perché, ricordiamo, se il classico London Dry Gin prende il suo sapore da alcuni specifici botanicals macerati nell’alcol (bacche di ginepro, cardamomo, coriandolo, agrumi, pepe, angelica e pompelmo), è sempre più in voga l’utilizzo di ingredienti nuovi, per nuovi sapori e fragranze, alcuni più moderni e sperimentali, altri in linea con la sua forte tradizione. Ad aver catturato la nostra attenzione c’è sicuramente il Muma, gin nostrano d’origine pugliese, caratterizzato da una piccola quantità di acqua di mare purificata e da note di camomilla e agrumi per un sapore che è anche un piccolo racconto del Mar Mediterraneo. Ancora più sperimentale, c’è il romagnolo Riviera Gin, prodotto seguendo una ricetta appartenuta al nonno di uno dei due temerari produttori (Alessandro Zaghini e Roberto Guidi) e risalente al periodo della seconda guerra mondiale. La caratteristica principale? È l’unico gin prodotto con distillato di vino e non di cereali.

Ma tra le novità italiane più interessanti, vi è sicuramente il Gin di Vincenzo Donatiello, head- sommelier del ristorante Piazza Duomo, tre stelle Michelin, chiamato Don Gino. Il gin in questione è nato da un incontro con Attilio Cillario e Gigi Marazzi, maestri artigiani distillatori, e dalla voglia di
creare qualcosa di speciale dall’esperienza congiunta di queste tre menti. Il risultato è un gin completamente naturale, dall’aroma complesso, profumato, elegante che gioca su spezie ed agrumi (pepe del Bengala, pepe di Szechuan, pepe di Timut, Pepe rosa, rosmarino, foglie di lime Kaffir,
arancia di Ribera, origano, carruba e nepitella), secco e da gustare on the rocks o come Gin Tonic. Profumo e sapore, elementi fondamentali per un esperto e amatore di vino come Vincenzo Donatiello che nel raccontare Don Gino non esita a paragonarlo al pinot noir del gin.

Un’altra località che gli amanti di un certo tipo di gin conosceranno bene è l’Irlanda del Nord, ricca di produzioni artigianali e uniche nel loro genere. Uno dei gin da provare è sicuramente il Shortcross Gin della coppia David e Fiona Boyd-Armstrong, prodotto nella Contea di Down presso la storica
Rademon Estate, in cui si trova anche la tomba di San Patrizio. È un gin che si fa guidare dalle note al gusto di mela e fiori di sambuco, deciso al palato, come ogni gin che si rispetti, ma con una dolcezza dietro l’angolo. Sul versante più tradizionale, troviamo l’ottimo Jawbox Gin, che utilizza i cereali coltivati nella Echlinville Estate, famosa per le sue produzioni di Whiskey e prende il nome dal classico lavandino di ceramica bianca diffusissimo in tutta l’Irlanda del Nord. Un classico Dry Gin, secco, dal carattere a predominanza di ginepro con un retrogusto al pino, consigliato con una gingerale e una foglia di menta.

Ce ne sarebbero ancora di Gin da raccontare, di botanicals da scoprire e di terre da visitare ed è proprio questo il bello nel mondo di questa bevanda: le sue infinite possibilità di sapore restando sempre fedele alla sua essenza fondamentale.Per questo sabato, quindi, godetevi un bicchiere di Gin, magari con una scorza d’arancia, o in una delle sue più famose combinazioni: assieme al tonic, in un negroni o con del Martini bianco. E non dimenticatevi di ringraziare i monaci salernitani, ovviamente.

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