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Le bollicine all’epoca del Covid-19

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Analisi OVSE-CEVES sui consumi di vino del I° semestre 2020

Partiamo con una buona notizia: in generale il Covid 19 non ha fatto crollare i fatturati e neanche i volumi. Tanti hanno sofferto molto, tanti altri meno. Diversi si sono anche migliorati. Ovse, dal 1991, segue i dati relativi a produzione, spedizione, export, consumi e mercati per i vini spumanti e tranquilli, con una visione nazionale e in 32 Stati del mondo. Il lockdown ha fatto cambiare direzione alla spesa, non l’ha ridotta: in pratica con lo stesso volume, ma con bottiglie che costano il 50% in meno, il fatturato scende drasticamente. Più contenuto rispetto a quanto letto e sentito è il calo di vendite e consumi di spumanti italiani nel nostro mercato e in quello estero durante il lockdown. Diverso, invece, il tono per i vini fermi. I dati della Gdo confermano un aumento di acquisti rispetto allo stesso periodo del 2019.

Giampietro Comolli, fondatore di Ovse-Ceves nel 1991, riassume così: “I numeri del consumo dei vini spumanti in Italia e i canali di consumo durante il periodo Covid e primo semestre 2020 analizzati da Ovse indicano che restare a casa, con più tempo libero, più voglia di cucinare, più tempo sui social e web ha incentivato i calici di bollicine. Il consumo domestico ha sostituito, in gran parte, quello degli aperitivi e delle cene fuori casa. I Millennials e la G. zero non hanno rinunciato all’”ape”, quindi più Spritz in casa. Il Valdobbiadene Prosecco e i vini bianchi fermi freschi d’annata hanno fatto la parte del leone, come le bollicine territoriali e con uve autoctone, ci sono stati più atti d’acquisto in Gdo, più che raddoppiati in 100 giorni gli ordini online, ma scelta prioritaria sotto i 7-10 euro a bottiglia. I cali più sensibili per vino biologico, i grandi vini rossi, Champagne. Per alcune bollicine top – Dop italiane di pregio hanno patito un calo maggiore causa lockdown dell’ Ho.Re.Ca., ma sono etichette molto più richieste nel secondo semestre d’anno”.      

 Secondo l’Ovse le bollicine, vino conviviale, hanno contribuito ai consumi facendo diventare uno spumante un vino a tutto pasto anche nella Ho.Re.Ca. (ristoranti, pizzeria, bar diurni, esercizi serali, catering).

Il più importante dato negativo viene dalla chiusura totale per il Covid e dal blocco di spedizioni e trasporti per l’estero. Durante il lockdown in Italia erano presenti negli scaffali praticamente tutte le tipologie di vini e spumanti: i più vuoti erano gli spazi dei vini coi prezzi sotto ai 10 euro. Ovse ha valutato anche dati relativi ai metodi produttivi e ai rispettivi volumi delle bollicine italiane durante i 100 giorni delle limitazioni agli spostamenti e alla gestione delle imprese: nei primi mesi del 2020 gli spumanti quali Prosecco, Valdobbiadene, Lambrusco, Durello, Malvasia, Ortrugo, Muller, Pinot, ecc., sono già pronti per le spedizioni e quindi non hanno risentito del calo dei consumi. Diversamente i vini ottenuti con il metodo classico, Franciacorta, Alta Langa, Trento, Monti Lessini, ecc., di norma vengono imbottigliati a primavera e le spedizioni iniziano da maggio e giugno. Il metodo tradizionale – classico italiano rappresenta il 12% delle bollicine consumate in Italia all’anno ed è esportato per circa il 10% della produzione: meno spedizioni causano una perdita di vendite del 35-36% nel periodo, non su base annua. Ovse registra anche un consumo maggiore di vini nei primi 6 mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 e che 1 consumatore su 2 ha mantenuto le stesse abitudini di consumo e ha continuato a bere i suoi vini preferiti.

Ecco in sintesi la ricerca di Ovse-Ceves di Luglio 2020 sul comportamento degli italiani riguardo all’acquisto e al consumo di vino durante la pandemia di Covid-19 dal 9 marzo al 30 giugno: meno consumo di vini sostenibili e quelli più cari in senso generale; più consumo di vini locali facili da trovare, più pubblicizzati e anche autoctoni; più bottiglie a prezzo contenuto (limite sono i 10-11 euro a bottiglia su scaffale o in cantina); più vini di cantine grandi note diffuse che danno garanzie; più acquisti online; meno acquisti diretti in cantina soprattutto nei territori e grandi DO dove avvenivano eventi e degustazioni; più delivery; meno acquisto di Champagne; più acquisto di Prosecco Superiore e Doc (molti in abbinamento con Aperol o Campari); più vini bianchi tranquilli noti e di annata recente; meno vini rossi tranquilli top selezionati riserve e più noti dell’alta gamma;

Dall’analisi di Ovse sui consumi totali in Italia dei primi 6 mesi del 2020 risulta un aumento dell’ 11% sulle vendite di vini nella Gda; l’e-commerce è aumentato del 120%; gli acquisti sono appannaggio di vini noti prodotti vicino casa; il 65% dei consumatori abituali italiani ha mantenuto, in certi casi aumentato, le bottiglie acquistate; significativo calo, circa il 25-30%, di vini top come Barolo, Amarone, Brunello, Bolgheri; 7% in più per il consumo di vini bianchi fermi d’annata e bollicine metodo italiano; stabili i vini biologici; Riguardo al consumo nel primo semestre 2020, inclusi i 100 giorni di lockdown, sono circa 220 milioni le bottiglie italiane fra vini, frizzanti e spumanti non consumate rispetto allo stesso periodo del 2019. Questo ha fatto sfumare un fatturato di 2,0 mld/€, di questi 120 milioni in meno verso l’estero causando una perdita di 0,8 mld/€.

Usa, Regno Unito e Giappone, paesi importatori di spumanti, segnano un +2,5% di crescita in volumi sul 2019. La Champagne segnala, nei 100 giorni di Covid19, un calo di circa il 55% dei consumi sul mercato interno rispetto allo stesso semestre del 2019 oltre a un calo del 45% delle spedizioni all’estero. Su base annua le Maison dichiarano una perdita del 27-28% dei volumi e un danno economico pari a circa 1,7 mld/euro.  

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