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Buatta Cucina Popolana: dove vivere e gustare la storia di Palermo

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Il locale si fa promotore della ricchissima enogastronomia palermitana in una location dal sapore storico

Una storia millenaria ben scolpita nell’architettura cittadina. Qui tanti popoli si sono succeduti nel corso dei secoli, donando a Palermo un patrimonio artistico unico al mondo.

Cattedrali, palazzi, monumenti non sono però l’unica ricchezza su cui il capoluogo siciliano può contare; un altro imprescindibile aspetto da approfondire per conoscere la città è senza dubbio la cultura gastronomica.

Custodi di questa antica tradizione culinaria locale sono Franco Virga e Stefania Milano, proprietari di Buatta Cucina Popolana, in Via Vittorio Emanuele, nel pieno centro storico.

Buatta – ci spiega Franco Virga – nasce 5 anni fa dall’esigenza di rivolgersi al mercato proponendo una cucina tipica popolare. Ci siamo resi conto della possibilità di avere con noi lo chef stellato Fabio Cardilio, capace di interpretare la cucina locale in sintonia con la nostra filosofia, che prevede materie prime freschissime, tipiche e di alta qualità. Dal prodotto ittico che arriva quotidianamente dai pescherecci, all’ortofrutta: tutti i prodotti sono il risultato di ricerche che ci hanno permesso di essere annoverati fra i locali Bib Gourmand nella Guida Michelin 2020”.

“Uno dei nostri must è la pasta con le sarde – prosegue Stefania Milano – che viene preparata quotidianamente con sarde fresche. La nostra è una vera e propria cucina espressa che varia a seconda delle materie prime che ogni giorno riusciamo a reperire”.

Altro punto di forza di Buatta è sicuramente la location dal sapore storico che come sottolinea Stefania Milano nacque nei primi del ‘900 come valigeria: “Abbiamo deciso di mantenere i mobili, le colonne, le insegne e la pavimentazione dell’epoca, andando poi ad aggiungere una cucina a vista e un bellissimo tavolo sociale realizzato in marmo; più che una ristrutturazione abbiamo compiuto un restauro”.

Essendo una perfetta rappresentazione dello stile liberty, il locale riesce ad attirare con particolare efficacia la clientela francese. “Siamomolto contenti che anche i palermitani apprezzino particolarmente la nostra cucina e vengano al locale per gustare piatti storici della città che ormai non vengono più replicati a casa soprattutto per mancanza di tempo”.

Oltre alla maniacale cura per la parte gastronomica non manca però grande attenzione e ricerca nemmeno per i prodotti enologici. “Una particolare accortezza – interviene Franco Virga – la si ritrova anche nella nostra cantina, dove su circa 120 etichette, una novantina sono di vino naturale prevalentemente di origine siciliana. Questo si collega alla nostra filosofia di non avere alti rincari sulla bottiglia, ma proporre sempre prodotti enologici di eccellenza a buon mercato. Inoltre il nostro sommelier è un appassionato di vini naturali ed è in grado di parlare ben 5 lingue diverse, peculiarità questa, che al giorno d’oggi può fare la differenza”.

Dietro ai fornelli, come già anticipato da Franco Virga, troviamo Fabio Cardilio, chef romano dall’importante background che in Trinacria sembra aver trovato una seconda casa. Lo chef, ormai da decenni in Sicilia, si occupa personalmente di tutte le preparazioni: “A Buatta si ritrova una cucina autentica, della tradizione, fatta di pasta con le sarde, sfincione col caciocavallo, sarde a beccafico. In aggiunta ho deciso di inserire alcuni piatti con il celebre quinto quarto, quindi milza, polmone, fegato, rognone. In inverno non può mancare in menu un piatto che mi porto dietro da ormai tanti anni: la pasta con la milza, dei ravioli molto leggeri ripieni di ricotta e caciocavallo conditi con la milza e alleggeriti da zest di limone e arance”, afferma chef Cardillo.

Alla domanda conclusiva su quale piatto consigliare a un turista che per la prima volta vorrebbe avvicinarsi alla gastronomia sicula, chef Cardilio non ha dubbi: “Assolutamente la pasta con le sarde, sembra una banalità ma è così; la mia  pasta con le sarde non è bagnata dal pomodoro, ma amo utilizzare lo zafferano, il finocchietto e soprattutto una buona sarda, che si veda e si senta nel piatto”.

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