Come sarà il viaggiatore enogastronomico dell’estate che verrà

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Il presidente dell’ENIT Giorgio Palmucci parla di un turismo più green e più slow che trasformerà il turista, seppur domestico, in viaggiatore consapevole

L’estate 2020 è alle porte e l’Italia, come ogni anno, si sta preparando ad accogliere sulle sue strade migliaia di food travellers, turisti che viaggiano con una missione ben precisa: vivere alla scoperta di nuove esperienze enogastronomiche. Questa particolare forma di turismo, pur essendo una proposta relativamente recente, è diventata una delle ragioni di viaggio nel nostro Paese, la più diffusa sia a livello nazionale che internazionale. I viaggiatori del food & wine sono pronti a popolare il Nord e il Sud Italia, dalle grandi alle piccole città, anche in questa fase di ripartenza post lockdown da coronavirus. Su questa forma di turismo ci racconta di più, Giorgio Palmucci, presidente ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo, che traccia un bilancio sul presente e sul tempo che verrà.

La prima questione interessante, raccontata da Palmucci, riguarda come l’esperienza dell’esoterismo e della gastronomia abbia profondamente influenzato le abitudini dei vacanzieri. Alcune delle nuove frontiere introdotte dal turismo enogastronoimco e dai suoi appassionati hanno favorito “Una maggiore conoscenza dei territori, un nuovo approccio orientato alla sostenibilità e nuovi modelli turistici”. Un esempio significativo è la sempre più frequente richiesta da parte dei viaggiatori di itinerari gastronomici, come la visita a una cantina, a un’azienda agricola così come experience in laboratori di trasformazione che mantengono le tecniche tradizionali del luogo. “Spesso è proprio la scoperta di esperienze enogastronomiche a prolungare l’esperienza di viaggio. Tramite le degustazioni dei prodotti locali il visitatore scopre il territorio, le eccellenze e le tipicità che lo rendono oltre che appetibile, unico. Il brand Italia fa sempre più proseliti con l’autenticità del suo made in Italy e la genuinità di sapori, tradizioni e mestieri riscoperti, assecondando i desideri di chi è attento alla tracciabilità dei prodotti e alla gestione responsabile nonché alla cura dell’ambiente e del patrimonio culturale. In poche parole, un nuovo modo di coinvolgere il turista rendendolo partecipe di un’esperienza in cui al centro c’è il “Fare e non solo il guardare”. Un coinvolgimento che implica una trasformazione semantica da «turista» a «viaggiatore». Un altro aspetto fondamentale e unico del turismo enogastronomico è legato al fattore umano e sociale. “Attraverso la vacanza connessa al cibo si creano momenti di costruzione di relazioni con i compagni di viaggio e gli abitanti dei luoghi”, prosegue Palmucci.

Secondo i dati rilasciati dall’ENIT l’Italia sta avendo in questo periodo un calo significativo di prenotazioni per l’estate 2020 pari all’81,4% (superiore a quello dei nostri competitor come Francia e Spagna). Su cosa ci sarà da aspettare nei prossimi mesi, il presidente ha evidenziato che i primi segnali di ripresa saranno comunicati dall’incidenza del «turismo domestico»,ovvero i moltissimi turisti italiani che solitamente preferiscono viaggiare all’estero (il 40% secondo ENIT), ma che quest’anno sceglieranno di rimanere in patria. “La crisi post coronavirus – prosegue Palmucci – sarà un’occasione per affrontare il tema della sostenibilità e di un nuovo modo di proporre e vivere il turismo: più green e più slow». Una possibilità, quindi, per molti operatori del settore di alzare gli standard di qualità e quelli derivati dall’innovazione e dalle regole delle politiche ambientaliste. In conclusione, “Siamo fiduciosi che tutto riprenderà con più grinta. Sarà una sfida al rinnovamento e al riposizionamento con nuove energie sui mercati”, spiega Palmucci che offre un dato concreto sulla ripartenza del turismo italiano: 300 mila prenotazioni come dato provvisorio, ma si prevede (e si spera) sempre più una ripresa.

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