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La nuova intrigante sfida di Daniel Facen

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Concluso il capitolo A’ Anteprima, per l’eclettico chef trentino si sta delineando un futuro dai toni monastici

Estroso, eclettico, fuori dagli schemi; questo è Daniel Facen, chef trentino ma da anni trapiantato nel bergamasco dove, con il ristorante A’Anteprima di Chiuduno, è riuscito a conquistare la mitica Stella Michelin nel 2009.

Caratteristica che contraddistingue chef Facen è un moto perpetuo finalizzato alla ricerca, alla conoscenza e alla sperimentazione in quell’universo infinito che risponde al nome di gastronomia.

Abbiamo contattato Facen per farci raccontare i suoi progetti attuali e le sue future aspirazioni in un periodo storico estremamente delicato.

Dopo aver concluso l’esperienza al ristorante A’Anteprima, qual è il nuovo punto di partenza di Daniel Facen?

“Il mio nuovo punto di partenza è un locale all’interno del Monastero di Astino a Bergamo. In questo momento siamo impegnati in un progetto di ristorazione estivo, ma verso la metà di ottobre, nelle cantine del monastero, dovremmo aprire il nuovo ristorante gourmet che avrà come fil rouge la cucina scientifica. 

Che tipo di cucina sta proponendo in questo progetto estivo bergamasco?

“L’offerta attuale è sicuramente creativa e alla portata di tutti, non mancano però ingredienti ricercati come la capasanta, il piccione, il foies gras, il plancton, prodotti ai quali non riesco proprio a rinunciare in quanto veri capisaldi della mia cucina. 

In tutta questa situazione d’incertezza per via della pandemia, una cosa che mi ha riempito di gioia è il fatto che la clientela si sia ricordata di me, tanti abituali stanno frequentando il nostro progetto estivo in cui proponiamo una cucina leggermente meno elaborata di quella che serviremo in autunno, ma comunque di ottima qualità”.

Dopo l’emergenza Coronavirus, come cambierà, secondo lei, il settore della ristorazione?

“Al contrario di quello che io vado a fare, penso che la gente abbia bisogno di certezze, di piatti diretti ed è per questo che nella nuova apertura al Monastero di Astino non mancherà una carta con piatti molto classici. Ci saranno ovviamente anche preparazioni innovative poiché non è detto che la certezza non si possa restituire mediante l’avanguardia, anzi io credo proprio che l’avanguardia sia il baluardo della certezza.

La sicurezza, inoltre, non è presente solo nei piatti classici ma la si ritrova anche nel sentirsi coccolati e nello star bene al ristorante, per cui anche la sala avrà un compito fondamentale e dovrà fare un lavoro impeccabile. 

Quando un ospite decide di provare un locale e ti da fiducia tu devi cercare di farlo entrare in un mondo dei sogni, di donare felicità e questa è proprio la mia mission, voglio rendere felici le persone che sono sedute alla mia tavola, soprattutto dopo un momento terribile come questo”.

L’obiettivo è quello di raggiungere la celebre Stella Michelin anche con il nuovo locale che aprirà in autunno?

“Certamente, la Stella è la massima aspirazione che io avevo e che ancora coltivo per la mia carriera, mi farebbe molto piacere anche perché ad Astino hanno fatto una scelta coraggiosa aprendo in un periodo veramente complicato dal punto di vista economico”.

La ricerca è il fondamento più solido della sua cucina, le piace osare?

“La ricerca è tutto per me, non mi fermo mai, nella speranza di continuare ad avere tanta fantasia; personalmente delle certezze non so che farmene. C’è un detto qua nel bergamasco che riassume benissimo il mio rapporto con la cucina :Mola mia, mai mollare.

                                                                                                                                  

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