The Bio Arte: come prendersi cura del microbiota a casa e difenderci dal virus

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Una dieta con molti grassi saturi e uno scarso apporto di fibre fa aumentare la presenza di alcuni ceppi batterici

Siamo ciò che mangiamo. L’aforisma del filoso Feuerbach ha incontrato un certo successo e oggi siamo tutti consapevoli in misura diversa di quanto il cibo possa condizionare il nostro (ben)essere. Gli studi sul microbiota forniscono un’ulteriore conferma a questo proposito.

Il microbiota è l’insieme dei microrganismi che vivono con noi, un organo diffuso che interessa tutte le zone del corpo in contatto con l’ambiente esterno. Ma è nell’intestino – e in generale nell’apparato digerente – che si concentra la maggior parte del microbiota. Proprio qui, fin dalla nostra nascita, vivono diversi batteri che hanno un ruolo fondamentale per il nostro benessere.

Molti sono i fattori che possono influenzarne l’equilibrio e fra questi l’alimentazione gioca un ruolo di primo piano. Diversi studi hanno dimostrato che quando il microbiota è in salute da un punto di vista sia quantitativo sia qualitativo, anche noi ne traiamo dei benefici. Questa condizione è chiamata tecnicamente eubiosi.

Proprio a riguardo di quest’ultimo aspetto è importante sottolineare che il microbiota è costituito da microrganismi sia “buoni” per il nostro benessere sia dannosi, quelli patogeni. «Non è tanto la presenza o l’assenza di una famiglia di batteri, ma un alterato equilibrio fra questi a causare la produzione di molecole che non sono benefiche per l’organismo.

Il p-cresolo, ad esempio, è associato a disordini metabolici e cardiovascolari. È importante preservare la ricchezza e la diversità del microbiota in modo tale che vi sia una certa resilienza a perturbazioni nella dieta. Insomma, più il microbiota è variegato, più è forte a queste perturbazioni». A spiegarcelo è il microbiologo Manuele Biazzo, fondatore insieme a Christian Duchow di The Bio Arte, una realtà innovativa nel settore della ricerca biomolecolare con un’alta specializzazione proprio sul microbiota e sulla sua analisi.

Come prendersi cura del proprio microbiota a tavola

Proprio con Biazzo abbiamo cercato di individuare alcuni consigli pratici per garantire una certa resilienza al nostro microbiota.

Fra le proteine è senza dubbio meglio propendere per quelle vegetali, contenute ad esempio in diversi legumi, nella soia e nel grano saraceno.

Da bandire, come raccomandano d’altronde tutti nutrizionisti, i grassi saturi, quelli che troviamo ad esempio nel junk food. «Una dieta con molti grassi saturi e uno scarso apporto di fibre, contenute nei vegetali, fa aumentare la presenza di alcuni ceppi batterici, fra cui i Bacteroides e la produzione di p-cresolo».

Viceversa, l’acido grasso OMEGA-3 è un toccasana: bene quindi i pesci azzurri e il salmone, le noci e i semi di lino. Anche i carboidrati, senza eccessi, sono utili alla biodiversità dei microrganismi che vivono nel nostro intestino; «si è visto che le diete ricche in grano comportano un’aumentata produzione di interluchina-6, una molecola antinfiammatoria positiva per il nostro benessere».

Al tempo stesso i cibi e le bevande che contengono polifenoli contribuiscono all’eubiosi; fra questi possiamo citare il melograno, il radicchio, le patate dolci e il succo d’uva. Già, anche il vino rosso in piccole quantità può far bene al microbiota. «Per quanto riguarda il vino, sappiamo che i polifenoli sono composti bioattivi con effetti antinfiammatori e antimicrobici verso batteri patogeni, che causano malattie. Molti studi condotti su animali hanno dimostrato che l’ingestione di polifenoli contenuti nell’uva e nel vino rosso può modulare positivamente il microbiota e contribuire al suo benessere. Il fattore alcolico è però da tenere in considerazione: l’assunzione deve quindi esser moderata perché l’elevato tasso alcolemico è in grado di annullare i benefici citati» conclude Biazzo.

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