Una tavola rotonda per capire cosa sta veramente succedendo dopo il decreto che ha chiuso i ristoranti a cena

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diretta covid e ristorazione

La diretta social che ha affrontato il tema caldo di questi giorni: il dpcm del 24 ottobre

È arrivato e ha sancito. Il nuovo dpcm ha di fatto obbligato i ristoranti a chiudere alle ore 18:00. La domanda che dal 24 ottobre ad oggi ci poniamo ripetutamente è questa: è davvero la giusta soluzione per contenere il contagio? Si poteva lavorare su altri piani? Magari battere ad esempio su quello dei controlli rendendoli più serrati e stabilendo punizioni più dure per chi le norme non le avrebbe rispettate? Sembra di no.

È stato necessario avviare l’attività di ristorazione italiana a un lockdown parziale e per molti (quelli che lavoravano prettamente a cena) totale. Il futuro che si sta delineando, soprattutto per quei ristoranti che non possono offrire colazione o pranzo, è davvero buio e triste, anche perché i ristoratori hanno già fatto un grande sforzo economico per rendere i loro locali sicuri, seguendo tutte le direttive precedenti.

Lungi dal naufragare in polemiche inutili, la volontà di tutti è quella di capire effettivamente cosa sta succedendo e cosa succederà. Per questa ragione, So Wine So Food, dai suoi social, ha indetto, ieri, una tavola rotonda coinvolgendo tanti esperti del settore.

Gli ospiti del dibattito

Ospiti del dibattito sono stati grandi nomi del panorama enogastronomico contemporaneo: Davide Oldani del ristorante Oldani, Alessandro Pipero del ristorante Pipero, Ilario Vinciguerra del ristorante omonimo, Francesco Sodano de Il Faro di Capo D’Orso di Maiori, Vincenzo Donatiello, sommelier di Piazza Duomo, 3 stelle Michelin. A moderare il dibattito è stato Stefano Cocco, editore di So Wine So Food.

“Cultura e ristorazione -introduce Stefano Cocco- hanno avuto la peggio. Ma è questa la soluzione al contenimento della pandemia?”

Tutti gli ospiti si sono detti ostili a questa soluzione: è inutile tenere i ristoranti chiusi quando le metropolitane e i mezzi pubblici sono affollati e senza controlli. La movida estiva inoltre, soprattutto nelle parole di Francesco Sodano, è stata degenerativa per la salute pubblica. Per gli ospiti questa nuova disposizione ministeriale è l’anticamera di un lockdown totale che arriverà a colpire anche Natale, periodo ovviamente caldo soprattutto per i ristoranti: Oldani lo ha affermato chiaramente: “guardando indietro non si risolve nulla”.

Vinciguerra esprime il suo dissenso a proposito della politica di ristoro che Conte propone per sollevare la ristorazione: “Il ristoro – afferma Vinciguerra- sembra una cosa ridicola, siamo noi a dare ristoro alla gente”. Ciò che vivamente chiede sono “i mezzi per lavorare, per portare avanti le nostre aziende”.

L’idea di continuare un lockdown anche durante l’estate, poteva essere una probabile soluzione secondo Pipero e Sodano, mentre Donatiello, insiste sull’assurdo senso di questo lockdown parziale, antipasto di quello totale. Ancora Donatiello si dice preoccupato e stanco del terrore mediatico portato avanti da un “giornalismo vuoto”.

Dopo queste premesse, Cocco sposta l’attenzione sul delivery: potrebbe essere una soluzione per tamponare questi mesi che probabilmente ingloberanno anche Natale?

È Oldani a prendere subito la parola: “non credo nel delivery, è un senso di perdita di personalità: siamo così importanti per l’Italia perché abbiamo una forte identità”, identità che anche con il delivery, non può essere degustata a casa. Ancora Oldani, tenta l’idea di rinunciare al Natale per avere un futuro più roseo. Per Pipero che resta d’accordo con Oldani, il delivery è un “obbligo morale da provare -dice- anche se con il delivery non c’è guadagno, la mia scelta di provarci è per non mandare a casa i miei ragazzi”.

Altro tema affrontato è quello relativo alla domanda chiave del problema: può il pranzo sostituire la cena? Per tutti la risposta resta negativa.

La tavola rotonda si è conclusa con il riferimento, inevitabile, alla lettera di Bottura al Presidente in cui elenca cinque punti che se messi in atto forse potrebbero significare una risposta importante per la ristorazione. Partendo dalle sue parole, la domanda lanciata è stata: qual è la ricetta giusta per sollevarci?

 La risposta degli chef autorevoli si è girata su due piani: richiedere immediata abolizione dell’anticipo iva e chiudere ora per non allungare i tempi di un futuro e molto probabile lockdown.

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