La birra. Sorella o concorrente del vino?

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Abbinamento tra birra e cibo

Le sue ramificazioni sono tante ma le strade che ha percorso ancora poche

Armonia. Il suono della sola parola ci stimola già i sensi. Abbinamento. La forma che ci viene in mente è quella di due cose che stanno bene insieme. In queste righe “assaggeremo” l’armonia nell’abbinamento tra birra e cibo. Gli estimatori sono sempre più numerosi proprio grazie alla sua flessibilità nell’utilizzo e alla sua poliedricità con tutti i cibi.

Dopo i sensi dobbiamo affrontare anche l’argomento da un punto di vista tecnico. Abbinare armonicamente birra e cibi è cosa seria e va ponderata nelle sue scelte. Ci sono due modi per avvicinarli: per contrasto dove i sapori dolci vanno in contrapposizione con l’amaro; e per concordanza dove i sapori affini si avvicinano, amaro con amaro e dolce con dolce. A questi poi si aggiungono le caratteristiche peculiari della birra scelta quali: l’acidità, il tostato, l’amaro e la dolcezza.

Birra in barile
Barile

Le tecniche

Il primo, per contrasto, permette di pulire molto la bocca e quindi ci fa passare alla pietanza successiva. I cibi come i crostacei, la pasta o il riso chiedono acidità ed effervescenza nelle birre abbinabili. Le pietanze con attitudine amarognola o affinità acida invece vanno bene con le birre morbide mentre i cibi grassi chiedono un grado alcolico superiore. Il secondo invece sembra più semplice poiché a cibi delicati andremo ad abbinare birre delicate mentre a cibi con composizione consistente le birre con maggiore struttura.

La storia

La storia della birra poi, nasce dalla notte dei tempi. È una delle bevande più antiche prodotte dall’uomo, probabilmente alcune bevande associabili alla birra risalgono al settimo millennio a.C., mentre la prima traccia certa risale al terzo millennio a.C. Alcuni ricercatori sostengono che tra i motivi della stanzialità del genere umano siano stati dati proprio dall’invenzione del pane e della birra. Gradita da sempre in ogni angolo della terra ne ritroviamo tracce in moltissime civiltà e in molti riti funerari viene addirittura usata come bevanda sacra.

I successi

Nonostante i successi, c’è da dire però che la strada da fare è ancora tanta. Qui non si sta parlando delle birre commerciali e industriali con un tipo di vocazione più attenta alla quantità venduta che alla ricerca e alla qualità. Di quelle siamo un po’ tutti esperti e conoscitori, magari più d’estate che in inverno e maggiormente per una pizza. Certo c’è da dire che la scelta, per l’utilizzo quotidiano e per il budget familiare, è aiutata, rispetto al vino, dalla sua economicità.

Boccale di birra
Boccale

Il punto è anche che nella ristorazione, che spesso fa da indice sulle tendenze enogastronomiche, non c’è la giusta attenzione e della carta delle birre non se ne parla nemmeno, tranne in pochi casi. È molto più facile trovare una carta dei vini decentemente fornita con qualche birra super pubblicizzata vicino. Di contro in questi ultimi anni l’esplosione delle birre artigianali ha aiutato un po’, anche se ha contribuito, per la maggiore, alla nascita di molti micro birrifici, (alcuni di dubbia esperienza) rischiando di far diventare birre di livello una nicchia per pochi.

L’obiettivo potrebbe essere di “pulire i palati” dalle birre di massificazione ed aprire le porte delle nicchie proponendo sempre più cibi abbinati alla birra. In questo modo ci si abitua, si educa e si fornisce maggiore scelta, maggiore cultura. Rischiamo altrimenti, non solo per la birra, di non capire più dove sta il buono o dove sta il buono commercializzato e spinto grazie al marketing. Rischiamo di abbracciare e discutere tutti delle stesse bevande non rendendoci veramente conto se ciò che abbiamo nel bicchiere è veramente un ottimo prodotto in quel momento o “qualcuno” ci ha aiutato a crederlo. Il tempo saprà fornire la risposta. Nel frattempo “prosit” a tutti!

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