L’azienda agricola La Badiola riparte dalle sue radici

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La cantina lucchese guarda al futuro con speranza, caparbietà e passione

La Badiola, azienda agricola in provincia di Lucca è una di quelle meravigliose realtà italiane dove si sposano alla perfezione eccellenza enoica, tradizione e cultura. Oltre ad avere vasti vigneti e una fornita cantina, La Badiola ha sempre prestato i suoi spazi per eventi e ricevimenti; non a caso proprio qui sono state girate alcune scene del film di Luchino Visconti “L’Innocente” (1976) a cui deve proprio il suo nome odierno. Purtroppo nei mesi scorsi, come infinite altre aziende, ha dovuto fare i conti con la pandemia che ha costretto a bloccare le attività per diverso tempo. Ma oggi, dopo il periodo di lockdown, La Badiola riparte proprio dalle sue radici: ovvero dalla produzione vitivinicola. Caparbietà, qualità della materia prima e passione sono le chiavi che permettono a questa azienda di continuare a lavorare e guardare al futuro con speranza e ottimismo.

Come è cambiata  la vita e il lavoro dell’azienda dopo il lockdown?

“L’arrivo del virus ha modificato indubbiamente l’asseto economico e finanziario dell’azienda, così come della filiera vitivinicola in genere. Tuttavia come diciamo spesso in azienda: la natura non conosce pause; le viti vanno lavorate, trattate; la cantina va gestita, il vino filtrato e imbottigliato.

Dal canto nostro abbiamo dovuto recuperare diverse giornate di lavoro perso durante la prima fase di lockdown. Una volta passata abbiamo potuto ricominciare a lavorare – spesso anche il sabato e la domenica.

Per quel che riguarda la vendita, abbiamo elaborato una politica di consegne porta a porta, sia per lo sfuso che per la bottiglia, limitando lievemente le perdite causate dall’arrivo del COVID-19.”

Quali sono le caratteristiche della vostra cantina?

“La nostra è una piccola cantina che punta all’eccellenza. Grazie al nostro enologo – il Dottor Chioccioli – abbiamo implementato negli anni la nostra offerta puntando sulla qualità e sull’ unicità dei prodotti.

A tal proposito siamo gli orgogliosi creatori del primo spumante metodo classico delle colline lucchesi. Questa idea di unicità – e la nostra caparbietà – ci spinge giornalmente a fare scelte fuori dagli schemi ma sempre con un must: l’eccellenza.”

Come è nata l’idea dei winetour?

“Più che un’idea, è una realtà ben consolidata, soprattutto in Italia. I wine tour sono da sempre una grande attrazione per gli amanti del vino e dell’enoturismo in genere, soprattutto dagli stranieri che vengono a passare le vacanze in Italia.

L’idea, semmai, è stata nello sviluppo dell’offerta, la quale doveva essere accessibile a tutte le tipologie di pubblico, dal giovane sommelier al gruppo di amici, che oltre a degustare il nostro vino, viene per assaggiare dei piatti della tradizione toscana.”

Cosa vi aspettate per l’enoturismo nei prossimi mesi?

“Tutto dipende da come si evolverà la situazione. Le perdite ci saranno. Molti turisti che avevano prenotato delle degustazioni hanno dovuto annullare. Tuttavia siamo ottimisti, la speranza è che gli italiani scelgano le nostre colline e la campagna per passare le loro vacanze.”

Avete dei progetti in  cantiere?

“Il cantiere da noi è perennemente a lavoro. Stiamo lavorando su diversi fronti: il web che abbiamo iniziato a sviluppare dalla fine del 2019, il vigneto ( in parte rinnovato) e la cantina con nuove idee interessanti. L’idea alla base di tutto è l’unicità e ci muoviamo di conseguenza.”

E’ stato difficile riorganizzare lo staff dopo il periodo di quarantena?

“Diciamo che ci siamo dovuti adattarci, cercando di fare tutto ciò che era possibile per portare avanti le task giornaliere che comprendevano le consegne del vino, la gestione della cantina, il lavoro in vigna e nell’uliveto.

Fortunatamente il nostro team è formato da persone molto disponibili e in gamba, che hanno capito perfettamente le difficoltà di gestione, il che ci ha facilitato il compito.”

La vostra struttura svolge anche numerosi eventi: come pensate di realizzarli dopo questo periodo?

“Sul fronte eventi ci sono stati diversi annullamenti, cosa abbastanza comprensibile. L’azienda agricola sorge all’interno di una tenuta con una villa del periodo rinascimentale appartenuta tra gli altri ad Elisa Bonaparte e alla famiglia Arnolfini. Lì svolgiamo diversi ricevimenti – prettamente matrimoni (altro settore che ha subito grosse perdite). Tuttavia abbiamo ideato una serie di eventi collaterali, nel rispetto della gestione del rischio anti contagio – anch’essi attualmente in cantiere – per dare alla struttura il lustro che merita.”

Secondo voi come cambierà la società e soprattutto il turismo enogastronomico dopo il Covid-19?

“Come dicevo prima, noi siamo ottimisti. Sembrerà un cliché ma l’Italia ha affrontato molte difficoltà durante la sua storia ed è sempre riuscita a risorgere.

La società ha imparato molte cose durante questo periodo tra tutte la solidarietà e l’importanza dell’altro, cosa che era passata in secondo luogo a favore di egoismi.

Dal punto di vista turistico siamo convinti che il ritorno alla normalità porterà le persone a spostarsi più frequentemente con l’intento di provare nuove esperienze. Proprio questo è il compito delle aziende agricole: offrire alle persone che ne sono in cerca, attività ed esperienze differenziate ed uniche.”

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