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Numerose attività, paesaggi mozzafiato e una cucina sincera e ricca di tradizioni: il Cadore e l’Ampezzano sono territori capaci di sorprendere

La Regina delle Dolomiti. È questo l’epiteto con la quale viene apostrofata Cortina d’Ampezzo, nel bellunese, autentico faro del complesso dolomitico veneto, che attira ogni anno migliaia e migliaia di visitatori da ogni parte del mondo.

Cortina trasmette charme, eleganza e raffinatezza: un perfetto connubio capace di accontentare sia i turisti più avvezzi allo shopping, che si potranno perdere fra le numerosissime boutique di Corso Italia, sia gli avventori più solitari, che tra i millenari boschi di conifere, troveranno quiete e tranquillità. Tanti gli hotel di charme dove fermarsi la notte: il Cristallo Luxury Collection Resort & Spa, il Faloria SPA Resort Cortina, o il Rosapetra, dove fermarsi anche per una sosta gourmet.

La maestosità dei rifugi, vere e proprie roccaforti immerse nella luminosa roccia dolomitica, sono pronti a deliziare visitatori con prelibati manicaretti e panorami mozzafiato, capaci di spingere l’orizzonte anche oltre confine. Assolutamente consigliata una salita al Nuvolau, il rifugio più antico delle dolomiti, inaugurato nel lontano 1883. Oppure una visita a Malga Federa, dalla quale in inverno, è possibile scendere a valle in sella a caratteristici slittini. 

Tra un tornante e l’altro, con destinazione il maestoso Passo Giau (2. 236 m s.l.m), si può trovare ristoro presso la Malga Peziè De Parù, un’oasi immersa nel verde tra sterminati prati e fitte aree boschive.

Intense escursioni sono possibile anche ai numerosissimi laghi della zona. Come non citare il Lago di Misurina, oppure quello di Sorapis, uno specchio d’acqua turchese capace di fare emozionare anche i cuori più granitici.

Durante il periodo invernale, Cortina da il meglio di sé: comprensori sciistici storici come la Ski Area Tofana o le piste del Faloria – Cristallo, sono valse a Cortina i Campionati Mondiali di sci alpino nel 2021 e, in tandem con Milano, i leggendari Giochi olimpici invernali del 2026.

E per chi ama pattinare? Niente paura, a due passi dal centro città, Cortina offre lo Stadio Olimpico del Ghiaccio, tempio dell’SG Cortina, pluripremiata squadra di hockey.

A una decina di chilometri dalla Regina, mitemente adagiato sulle sponde del torrente Boite, troviamo San Vito di Cadore. Con quasi 2000 abitanti, distribuiti nella stupenda vallata su cui troneggiano il monte Pelmo (3.168 m s.l.m) e l’Antelao (3.264 m s.l.m), San Vito, o San Vido nell’idioma ladino, si presenta come gemma di rara bellezza nella quale annoiarsi risulta estremamente difficile.

Come non abbandonarsi alle dolci passeggiate estive nel cuore del paese, ai verdi prati antistanti al rifugio Alpe di Senes, oppure ad una visita al celebre Lago di Mosigo, da quest’anno assoluto protagonista della fiction di punta targata Rai “Un Passo dal Cielo”.

Lo “Scotter” ed il “San Marco” sono solo due tra i pittoreschi rifugi raggiungibili a piedi dal borgo cadorino mente, in inverno, l’ospite può contare sulla Ski Area, un complesso che vanta 9 piste con coefficiente di difficoltà variabile, dove il divertimento ed il contatto con la natura risultano totali.

Caratteristica che accomuna ristoranti, rifugi e malghe di queste magiche zone è la forte identità gastronomica, sostanziata in una cucina robusta e ricca di gusto.

Salumi e formaggi non mancano mai a tavola; tante sono infatti le realtà che si fanno produttrici degli ingredienti che servono ai commensali, fra questi segnaliamo il Sanbrite e El Brite De Larieto dello chef Riccardo Gaspari, rispettivamente ristorante ed agriturismo che fanno del km 0 e dell’autoproduzione il proprio fiore all’occhiello.

I veri protagonisti fra i primi piatti della cucina cadorina ed ampezzana sono sicuramente i casunziei, ravioli a forma di mezzaluna con ripieno di rape rosse e patate. Caratteristica dei casunziei, quella di essere serviti con burro fuso, ricotta affumicata e guarniti con semi di papavero. Non è raro, però, trovare in commercio anche casunziei ripieni di funghi porcini.

Spazio ovviamente anche ai canederli declinati spesso in tre diverse varianti: allo speck, al formaggio e agli spinaci. Vengono serviti in brodo oppure cotti in acqua e conditi con burro nocciola.

Non manca poi pasta fresca lunga come tagliatelle e pappardelle, magistralmente abbinate a funghi freschi o a ragù di selvaggina. Oppure una bollente zuppa d’orzo, l’ideale per riscaldarsi dopo le rigide giornate invernali.

Assoluta star dei secondi piatti è sicuramente la polenta, accompagnata da funghi trifolati, formaggi fusi e dal pastìn, una salsiccia con alla base un impasto di maiale, manzo e insaporito da sale e spezie.

Molto presenti nei menu sono anche i celebri piatti unici: ricette sostanziose perfette per chi viene da una giornata di sci o trekking. Anche in questo caso ampio spazio alla selvaggina con deliziosi salmì di cervo, capriolo e cinghiale, accompagnati con polenta o in alcuni casi da pasta fresca. 

Contorno fortemente identitario sono le patate all’ampezzana, preparazione nella quale il tubero viene prima sbollentato e poi saltato in padella con olio extravergine di oliva, cipolla e speck.

Come degna conclusione del lauto pranzo dolomitico non possono mancare le grappe aromatizzate da accompagnare a dessert quali lo strudel, gelato alla crema con lamponi caldi e le zopes, fette di pane raffermo pastellate con uova, vino, grappa, zucchero e fritte nel burro.

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