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Le botteghe dei monasteri: quali sono i prodotti enogastronomici opera dei monaci

Non tutti sanno che diversi prodotti enogastronomici provengono dal mondo ecclesiastico. Molti vini, infatti, si sono mantenuti ed evoluti grazie alla Chiesa, in particolare all’interno di ordini monastici.

Dopo la caduta del Sacro Romano Impero, arrivò un periodo di grande decadenza sociale e fu proprio in questo momento storico che i monaci, dovendo utilizzare il vino per le loro celebrazioni eucaristiche, si ingegnarono per averlo sempre a disposizione. Considerata la povertà dell’epoca, i mezzi di trasporto scarsi e i conseguenti costi per gli spostamenti che coprivano lunghe distanze, i religiosi iniziarono ad affiancare a ogni loro monastero una vigna. E questo lo fecero sia per i luoghi di preghiera già esistenti che per tutti quelli che sarebbero stati inaugurati.

Lavorare la terra e pregare d’altronde era uno dei loro motti: Ora et Labora. Iniziarono a produrre da soli provando a piantare vitigni in ogni tipo di terreno, tracce di una presenza che non sempre sono arrivate fino ai nostri giorni. Oltre a vendemmiare i monaci sono noti in tutto il mondo per la produzione brassicola: la birra trappista fa derivare il suo nome proprio dai benedettini cistercensi, i “trappisti” appunto. Da non confondere con le birre d’Abbazia, le trappiste hanno conosciuto una diffusione tale che si è creata un’associazione che le tutela e verifica la correttezza del disciplinare di produzione, altrimenti non si può vendere utilizzando questo nome. I birrifici trappisti sono attualmente 11: 6 si trovano in Belgio, 2 sono invece in Olanda, 1 solo negli Stati Uniti e in Austria, ma anche l’Italia ne ha uno. Quest’ultimo si trova a Roma e dal 2015 l’Abbazia delle Tre Fontane a Roma è stata ammessa nella grande famiglia dei monasteri è tra i produttori di birra trappista all’interno del monastero benedettino che produce la “Triple Tre Fontane”.

Tornando al tema vinicolo, ad oggi sono veramente molte le uve lavorate e recuperate, tra queste ricordiamo l’esempio dei monaci della chiesa di San Colombano in provincia di Piacenza che recuperarono il Bardolino; l’ordine dei Cavalieri di Malta da cui derivano il Soave e il Valpolicella; dai Gesuiti il Lacrima Christi mentre ancora oggi i frati Carmelitani Scalzi producono il Raboso delle Malvasie, la Marzemina, il Verduzzo e la Terra Promessa; invece alcuni monaci Cistercensi ai piedi dei Monti Lepini producono il Merlot, ma da qualche anno anche Malvasia, Trebbiano e Cacchione. Uscendo poi dai nostri confini c’è il famosissimo Dom Pérignon, il primo Champagne in commercio che prende il nome dal monaco benedettino Pierre Pérignon nonostante alcune ricerche dimostrino che nella regione dello Champagne esistessero dei vini frizzanti ben prima della nascita di Perignon.

Tra i prodotti alimentari che arrivano sulle nostre tavole c’è anche Grana Padano, nato nell’Abbazia di Chiaravalle di Milano. Il formaggio Dop più consumato al mondo nasce proprio tra le storiche mura di pietra dove si fa risalire la sua origine nel lontano 1135. Ad affiancare questi luoghi di culto ci sono spesso le botteghe dove acquistare prodotti preparati in modo naturale tra cui tisane ed infusi, composte e marmellate, linee dolciarie come biscotti e ciambelline, spezie e salse: è questo il caso dell’Abbazia di Fossanova, in provincia di Latina, che viene affiancata dall’antica Foresteria cistercense dove è possibile degustare caffè, biscotti o mangiare nel piazzale dell’antico borgo.

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