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Tenuta Corallo, il wine resort che racconta la storia di Otranto

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A Baia dei Turchi un bio agriturismo per vivere il territorio e le sue tradizioni in un contesto paesaggistico e architettonico tipico del Salento

Le Cave di Bauxite e l’elegante centro storico, Otranto è una delle  città marinare più importanti della Puglia. Il suo borgo antico è stato dichiarato Patrimonio dell’UNESCO dal 2010 come Sito Messaggero di pace. Perla del Salento e meta di eccezionali ricchezze culturali e naturalistiche si colloca come Porta d’Oriente ed epicentro della cultura della pace nel Mediterraneo.

Sulla splendida spiaggia della Baia dei Turchi si affaccia Tenuta Corallo, un wine resort immerso nel vigneto sul mare. L’amore per quest’ultimo e la passione per il mondo del vino muovono nel 2010 Enzo e Gabriella Marti, imprenditori da oltre 25 anni nel settore turistico salentino, a rilevare la tenuta di quasi 13 ettari lungo la litoranea adriatica che unisce i Laghi Alimini a Otranto.

Gabriella ci racconta il suo meraviglioso vigneto e la moderna cantina vinicola di Tenuta Corallo situata in un contesto paesaggistico e architettonico unico e tipico del Salento.

Come nasce il progetto vitivinicolo della Tenuta Corallo?

“Il progetto vitivinicolo di Tenuta Corallo, nasce da un misto di passione per il vino, la terra, il turismo e il territorio in senso più ampio. Insieme a mio marito, Enzo Marti, lavoriamo nel campo del turismo da qualche decennio. Anni fa abbiamo acquistato un terreno sulla bellissima Baia dei Turchi, coltivato a vite fino a un secolo prima. Abbiamo voluto far rivivere gli antichi vitigni autoctoni assecondando appunto la nostra passione per il vino”.

I vostri vini risentono della vicinanza del mare ?

“La parte del vigneto più vicino al mare dista dalla spiaggia appena 30 metri. In tutti i vini soprattutto bianco e rosato si sente una netta sapidità che regala freschezza e profumi. Infatti anche la macchia mediterranea che separa il vigneto dal mare, conferisce gli aromi a tutti i vini. Anche semplicemente leccando le foglie della vigna si riconosce il netto gusto salato che è destinato poi a ritrovarsi nel vino”.

La storia, l’arte legata a Otranto e a Baia dei Turchi è visibile anche all’interno dei vostri vini?

“Ricordavo prima la passione per il territorio oltre che per i vini.  Abbiamo scelto di raccontare sulla retroetichetta dei nostri rossi il famigerato sbarco degli Ottomani nel 1480 sulla poi nota spiaggia di Baia dei Turchi. Gli Ottomani portarono distruzione e morte fissando nella storia il nome di Otranto e dei suoi martiri”.

Ci sono dei vini che dedicate a Otranto?

“Il nostro primo vino è un rosso primitivo 100% e porta nel nome una dedica al territorio di Otranto, che ospita Tenuta Corallo. Orterosse è il nome del vino ed è omaggio ad una bellissima spiaggia conosciuta con il nome di Orte”.

Come è strutturata la vostra cantina?

“La cantina è di nuovissima costruzione e si disloca in due livelli: piano terra e piano scantinato. Il piano terra ospita una piccola sala showroom, un laboratorio, oltre ad un locale di circa 180 mq dove sono dislocati i serbatoi in acciaio e due grandi tini di legno da 40 ettolitri l’uno. Sulla terrazza esterna posteriore è sistemato un serbatoio rotativo di 100 quintali utilizzato per la fermentazione del rosso. Al piano seminterrato è sistemata la barricaia di circa 100 mq per l’affinamento del vino nel legno tenuto a temperatura e umidità adeguate. Sulla terrazza antistante la cantina, è posizionato un grande tavolo corredato di sedute dove accogliamo gli ospiti che vengono a visitare la tenuta e a degustare i nostri vini”

Come descrivereste i vostri vini?

“Possiamo definire i nostri vini identitari in quanto sono prodotti da vitigni autoctoni. Manteniamo le tradizioni anche nel colore: ad esempio il nostro Rosato Matria, che è un negroamaro 100%, conferma una consuetudine della nostra terra che vuole il rosato particolarmente carico di colore”.

Arte vitivinicola e arte del luogo come riescono ad unirsi?

“Arte vitivinicola e arte del luogo si uniscono raccontando una storia di Otranto fatta appunto di arte, di vicoli erti e stretti, di storia e di martiri, vigne e mare. Tutto si intreccia regalando a chi guarda una foto di se come se fosse una foto di famiglia”. 

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