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Tenuta Parco dei Monaci, un tesoro enoico nella Città dei Sassi

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Un‌ ‌antico‌ ‌terrazzamento‌ ‌marino‌ ‌per‌ ‌riscopre‌ ‌il‌ ‌terroir‌ ‌particolarmente‌ ‌vocato‌ ‌di‌ ‌Matera‌ 

Matera, la Città dei Sassi che si trova nella regione della Basilicata al sud dello stivale, è una delle più antiche al mondo. Conserva una storia millenaria che viene raccontata dalle testimonianze di insediamenti umani che custodisce a partire dall’età paleolitica fino ai nostri tempi. Questo maestoso centro urbano si sviluppò a partire dalle grotte naturali scavate nella roccia, che sono state successivamente modellate in strutture più complesse all’interno di due grandi anfiteatri naturali. I famosi “Sassi”, i rioni scavati nella roccia che lo compongono, sono il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, che insieme al rione Civita fanno parte del Complesso dei Sassi di Matera. La sua straordinaria bellezza e valore culturale, ha portato Matera nel 1993 ad essere la prima città che è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco in qualità di Paesaggio Culturale. 

Oltre ad essere una città ricca di cultura, arte e paesaggi mozzafiato, Matera è un territorio altamente vocato alla viticoltura. Infatti qui si produce vino sin dalla comparsa della civiltà in queste fertili terre. Una delle realtà vitivinicole più affascinanti di questa zona, è indubbiamente la Tenuta Parco dei Monaci, un antichissimo tenimento che si trova 5 km a sud di Matera, sovrastato da un complesso fortificato dell’ XI secolo.  L’area ricade in un panorama di straordinaria bellezza, sull’altopiano della Murgia, ove gli unici terrazzamenti coltivabili sono ospitati sulla nuda roccia calcarea. Qui gli Angioini, nel XV secolo, portarono le viti francesi per produrre i vini del Re di Napoli. Nel 1532, per lascito testamentario, la proprietà assunse l’attuale nome e pervenne ai Monaci Benedettini, che misero attivamente in pratica il famoso motto monastico “ora et labora” con la coltivazione della vite. Infatti, nella seconda metà del 1700, i monaci impiantarono i primi ceppi di Primitivo che, per i pregi qualitativi di questo vitigno, si estesero in tutto l’altopiano fino a raggiungere la costa ionica. Con l’obiettivo di valorizzare il territorio scelto dai monaci, Rosa Padula e suo marito Matteo Trabacca, misero in campo la loro passione e competenza per far risorgere la Tenuta Parco dei Monaci nel 2007, con la preziosa guida dell’enologo Vincenzo Mercurio. Anche se la tenuta vanta una storia secolare, l’azienda è giovanissima. 

I vini sono prodotti esclusivamente con le uve provenienti dai propri vigneti che vengono coltivati  secondo i criteri dell’agricoltura biologica, e vendemmiati rigorosamente a mano. L’azienda opera con un approccio ecosostenibile dalla vigna alla cantina e fino all’imbottigliamento dei vini, grazie all’utilizzo di fonti di energia rinnovabili. Nella tenuta, i vigneti occupano un piccolo e timido spazio di poco più di 5 ettari divisi in due vigne: la Vigna dei Monaci di quasi tre ettari, che ogni anno dà vita a 10-12.000 bottiglie di Primitivo di Matera DOC vinificato in purezza, sia in rosso (Monacello), che in versione rosé (Rosapersempre). Questo vigneto rimanda ai giorni gloriosi del potente complesso fortificato del XI secolo che lo sovrasta. D’altro canto, la Vigna del Parco consiste in poco più di due ettari da cui ogni anno nascono 8-10.000 bottiglie di Moro di Matera DOC, un blend di Cabernet Sauvignon, Merlot e Primitivo (Spaccasassi).

La  prima vendemmia della giovane azienda è stata nel 2011, e già dalla prima annata, Monacello, il vino più rappresentativo della tenuta, ha vinto importanti riconoscimenti. Un vino di grande struttura e potenza. Colpisce per l’intensità del suo bouquet olfattivo che regala note di frutti rossi maturi, prugna e spezie dolci. In bocca è caldo, morbido e avvolgente, un vino capace di esprimere tutta la grandezza del Primitivo lucano in un sorso ricco e appagante.

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